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Analisi del mercato immobiliare italiano

Si sono concluse le analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa sul mercato immobiliare italiano nel secondo semestre del 2010: la raccolta della nuova edizione dell’Osservatorio Immobiliare ha interessato 6.110 zone per un totale di oltre 50.759 dati rilevati attraverso le oltre 3.200 agenzie affiliate sul territorio.

Dall’indagine risulta che il mercato immobiliare italiano ha confermato i trend già emersi nel corso della prima parte dell’anno: prezzi ancora leggermente al ribasso e ripresa della volontà di acquisto e di investimento nel mattone. Si riscontrano segnali lievemente positivi a Roma (+0,6% l’incremento dei valori) e a Milano (+0,3%). Nelle altre grande città i prezzi sono ancora in lieve ribasso. In queste realtà le zone centrali sono stabili mentre quelle semicentrali e periferiche risultano ancora in lieve diminuzione.

I segnali di fiducia verso il mercato immobiliare che gli operatori del Gruppo Tecnocasa hanno evidenziato nel corso del 2010 potrebbero confermarsi anche del 2011, anno durante il quale non ci saranno improvvise inversioni di tendenza ed i prezzi saranno più orientati verso la stabilità.
Si registra, da luglio 2010, un aumento della domanda che ha interessato le grandi città, i capoluoghi di regione e i capoluoghi di provincia, a conferma di una rinnovata fiducia nel mattone.

L’analisi delle compravendite realizzate attraverso le agenzie affiliate al Gruppo Tecnocasa rilevano un leggero incremento nel segmento dell’investimento immobiliare.

L’acquisto della prima casa ha visto protagoniste principalmente famiglie e in parte giovani coppie aiutate dalle famiglie d’origine. Quasi sempre i potenziali acquirenti hanno già a disposizione una parte di capitale (ottenuto dalla vendita di un altro immobile oppure risparmiato nel tempo).

Si confermano le difficoltà per coloro che devono ricorrere ad interventi importanti di mutuo per finanziare l’acquisto dell’immobile e in generale per coloro che non hanno sufficiente capacità di indebitamento, soprattutto per problemi legati alla stabilità e alla certezza del posto di lavoro.

I tempi di vendita degli immobili si sono stabilizzati intorno a 168 giorni nelle grandi città, 201 giorni nei capoluoghi di provincia e 206 giorni per i comuni dell’hinterland delle grandi città.

L’analisi dei prezzi evidenzia ancora una volta una migliore performance per le grandi città che registrano, nel secondo semestre del 2010, una contrazione delle quotazioni dello 0,6%; a seguire l’hinterland delle grandi città con -1% ed infine i capoluoghi di provincia che chiudono il semestre con -1,4%. Ancora una volta sono le grandi metropoli a confermarsi come le realtà più dinamiche.

Si riscontrano segnali lievemente positivi a Roma (+0,6% l’incremento dei valori) e a Milano (+0,3%). Nelle altre grande città i prezzi sono ancora in lieve ribasso. In queste realtà le zone centrali sono stabili mentre quelle semicentrali e periferiche risultano ancora in lieve diminuzione.
L’analisi per aree geografiche vede un risultato migliore per i capoluoghi del Nord Italia (-1,2%), seguiti dal Centro Italia (-1,5%) ed infine dal Sud Italia (-1,7%). Tra i capoluoghi di provincia si registrano delle realtà in lieve ripresa.

Anche in questa seconda parte del 2010 la qualità degli immobili è stata premiata dal mercato; gli immobili usati ed in buone condizioni sono stati preferiti dai potenziali acquirenti, disposti per questo motivo a pagare un surplus.

Aumenta l’importanza, nella valutazione complessiva della scelta di acquisto, del contesto condominiale in cui è collocato l’immobile e della zona in cui esso sorge.

Si nota comunque un interesse per le soluzioni da ristrutturare soprattutto sul segmento immobiliare degli immobili signorili: i potenziali acquirenti, avendo un’elevata disponibilità di spesa, preferiscono personalizzare l’immobile e prestano attenzione alle ”potenzialità” che esso esprime in termini di ristrutturazione finale.

Gli immobili posizionati ai piani alti, luminosi e con spazi esterni incontrano sempre il favore degli acquirenti. Al contrario, le case che non presentano queste caratteristiche così come quelle in cattivo stato di conservazione, hanno subito discreti ribassi di prezzo.

L’analisi delle compravendite realizzate attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa evidenzia che il 72,3% degli acquirenti ha comprato l’abitazione principale (sia essa prima casa o casa di sostituzione), il 22,3% ha comprato per uso investimento e il 5,4% come casa vacanza. Il segmento dell’acquisto per uso investimento ha registrato un lieve aumento rispetto alla prima parte dell’anno (da 20,7% a 22,3%).

Il 69,5% degli acquirenti ricade nella fascia di età compresa tra 18 e 44 anni e si rivolge all’acquisto della prima casa. L’acquisto di immobili ad uso investimento cresce nelle fasce di età più alte, con un aumento, rispetto alla prima parte del 2010, nella fascia oltre i 55 anni. Le famiglie inoltre rappresentano il 51,9% degli acquirenti.

Nelle grandi città la tipologia immobiliare più richiesta è il trilocale con il 35,9% delle preferenze, seguito dal bilocale con il 30%. Similare la situazione anche nei capoluoghi di regione e nei capoluoghi di provincia dove è sempre il trilocale a dominare.

L’analisi della disponibilità di spesa registra una maggiore concentrazione nella fascia di spesa compresa tra 170 e 249 mila euro per le grandi città e nella fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila per i capoluoghi di regione ed i capoluoghi di provincia.

L’analisi dell’offerta nelle grandi città vede una maggiore concentrazione di trilocali (33,2%), seguiti dal bilocale (25,6%) ed infine dal quattro locali (21,8%).

Sul versante delle locazioni si segnala, a livello nazionale, una leggera diminuzione dei canoni per i bilocali (-0,1%) e stabilità dei canoni per i trilocali. Nelle grandi città si registra un aumento dei canoni di locazione dello 0,4% per i bilocali e dello 0,2% per i trilocali. Sul mercato delle locazioni continua ad esserci una buona domanda alimentata da tutti coloro che non riescono ad accedere al mercato del credito e quindi alle compravendite, tra questi giovani coppie ma, soprattutto, monoreddito e immigrati. Anche sul mercato degli affitti inizia a delinearsi un processo di selezione da parte dei potenziali inquilini, sempre più propensi a scegliere immobili ben posizionati e ben tenuti (anche negli arredi). I rendimenti immobiliari sui bilocali sono fermi al 3,8%.

I segnali di fiducia verso il mercato immobiliare che gli operatori hanno evidenziato nel corso del 2010 potrebbero confermarsi anche del 2011, anno durante il quale non ci saranno improvvise inversioni di tendenza ed i prezzi saranno più orientati verso la stabilità.

Sul fronte delle compravendite riteniamo che esse potrebbero stabilizzarsi intorno alle 630 mila.
Per le grandi città nel 2011 prevediamo un incremento dei prezzi compreso tra a 0% e +2%. Sono improntate alla stabilità le previsioni dei prezzi per l’hinterland delle grandi città e per gli altri capoluoghi. Come più volte ribadito molto dipenderà dalla congiuntura macroeconomica che interesserà il nostro Paese e, in particolar modo, dall’andamento del mercato del lavoro. Da considerare anche le decisioni che la Bce potrà prendere in termini di rialzi dei tassi al fine di contenere le spinte inflattive.

[ Fonte: Mondocasablog.com ]

Dopo il Solar Revolution Summit

A indicare una strada possibile, una via d’uscita dalla situazione di stallo, ci prova Gianni Chianetta, presidente di Assosolare. Lo scenario è quello del Solar Revolution Summit, l’appuntamento annuale per tutti gli operatori del solare organizzato da Business International.

La proposta è semplice: «Chiediamo al ministro Romani un decreto legge per tutelare gli investimenti già partiti e di prendere invece un po’ di tempo per la legge sugli incentivi». Regole che vanno scritte, sottolineano gli operatori, dopo una riflessione attenta e un approfondimento delle dinamiche del settore.

La situazione è di blocco totale. Aziende congelate, prospettive incerte: oltre 10.000 persone potrebbero essere messe in cassa integrazione, sarebbero bloccati – e in parte già lo sono – 40 miliardi di euro di investimenti. Con conseguenze distruttive anche sulla presenza di molti investitori esteri in Italia.

Luca Piffer, country manager Italia del gruppo cinese Ldk Solar, sottoscrive la frase che da giorni tutte le aziende straniere ripetono come un mantra: «Se non ci saranno modifiche al decreto rinnovabili, saremo obbligati a spostare la nostra attenzione su altre parti del mondo». Ma a dimostrare che la speranza c’è ancora, è per esempio il mancato tracollo in Borsa della Terni Energia: «I nostri titoli continuano ad avere un valore alto, è il segno che gli investitori sono fiduciosi», commenta Paolo Ricci, consigliere delegato dell’azienda.

D’altra parte, come essere pessimisti di fronte al vero e proprio boom del settore? Alcuni dati significativi raccontano di un fenomeno comunque in forte sviluppo, sostenuto da una green sensibility crescente, unita a possibilità reali di risparmio sull’energia e a ritorni economici cospicui sugli investimenti. Il settore rinnovabili conta infatti oggi 20.000 aziende e 140.000 occupati tra diretti e indotto, per un fatturato che supera i 13 miliardi.

«Nel 2010 sono stati connessi oltre 74.000 impianti fotovoltaici , per più di 2.700 megawatt. Un raddoppio rispetto al 2009, e un raddoppio ci si aspetta anche quest’anno rispetto al 2010. Le richieste in corso riguardano 36.281 mw di fotovoltaico e 9.633 mw di eolico», spiega Eugenio Di Marino, responsabile Ingegneria e unificazione di Enel Distribuzione.

Davanti a questi risultati, per gli operatori le parole di Confindustria sul decreto Romani non sono state facili da digerire. Frasi come «Il Ministro dello Sviluppo economico ha adottato il giusto approccio per razionalizzare il sistema di incentivazione, garantendo sia il contenimento dei costi al 2020 sia la certezza del quadro normativo, indispensabile per programmare gli investimenti» hanno lasciato spiazzati gli imprenditori del settore. E il rapporto con Confindustria e Anie (il braccio dell’associazione che raccoglie le imprese elettrotecniche ed elettroniche di ogni tipo) non è facile.

«In Confindustria ci sono persone ancora poco informate sulle rinnovabili, così come chi oggi decide sul futuro di questo settore. Ma bisogna anche dire che Confindustria è disponibile a sostenerci nella nostra battaglia», assicura Gert Gremes di Anie. Associazione in cui, spiega Paolo Rocco Viscontini, consigliere di Anie e Gifi, «il tema del fotovoltaico è stato preso a cuore».

Se oggi c’è ancora molto poco di certo sul futuro, Antonio Nodari, managing director di Pöyry Management Consulting, prova a fare una previsione: «Da uno scenario caratterizzato da elevati incentivi e specificità nazionali, si passerà a un altro con incentivi ridotti, aumento della concorrenza e competizione per la terra dove installare tanti impianti non superiori a 1 mw». Il progressivo ritiro dei certificati verdi, inoltre, «garantirà ai consumatori un costo inferiore dell’energia, circa 20 euro in meno a megawattora».

Un esempio di come le rinnovabili possano essere, come dice Filippo Levati, chief operating officer di Mx Group, «l’opportunità di rilancio complessivo» di un paese, è il Progetto Desertec. L’idea è quella di realizzare una rete di centrali elettriche e infrastrutture per distribuire in Europa energia prodotta da fonti rinnovabili, in particolare energia solare dai deserti del Sahara e del Medio Oriente ed energia eolica prodotta sulle coste atlantiche dell’Africa. Investimenti che favoriranno una modernizzazione dei cosiddetti paesi Mena, grazie alla creazione di infrastrutture e posti di lavoro. «Il Marocco – racconta Cornelius Matthes, director Business Alliance di Desertec Industrial Initiative – si è dato come obiettivo al 2020 il raggiungimento di 2 gigawatt di eolico e 2 di solare». Tra i 14 paesi che partecipano al progetto, «l’Italia gioca un ruolo importante, sia perché tra i soci ci sono grandi aziende italiane come Terna, Unicredit, Enel, Italcementi, sia come compratore di energia pulita per il raggiungimento degli obiettivi 2020».

[ Fonte: Greenews.info – Autore: Veronica Ulivieri ]

Lombardia: classe energetica obbligatoria negli annunci immobiliari

Il Consiglio regionale lombardo ha approvato, primo in Italia, una legge che impone l’indicazione della classe energetica di un edificio in tutti gli annunci finalizzati alla vendita o all’affitto.

L’obbligo riguarda non solo i cartelli affissi nelle agenzie immobiliari, ma anche gli avvisi su internet e sui quotidiani. Previste sanzioni da 1.000 a 5.000 euro per i contravventori.

La Lombardia è la prima regione italiana in cui sarà obbligatorio indicare la classe energetica degli edifici negli annunci di vendita e di locazione degli immobili. Il Consiglio regionale ha infatti approvato la Legge 21 febbraio 2011, numero 3 (“Interventi normativi per l’attuazione della programmazione regionale e di modifica e integrazione di disposizioni legislative – Collegato ordinamentale 2011″), che, all’articolo 17 lettera d, introduce l’obbligo di inserire negli annunci di vendita o locazione immobiliare sia la classe energetica dell’edificio (o della singola unità abitativa) che l’indice di prestazione energetica, che per edifici residenziali rappresenta il consumo di energia espresso in Kwh/metroquadro annuo.

Il nuovo provvedimento applica una serie di disposizioni contenute nella Direttiva 2010/31/CE sul rendimento energetico in edilizia.
La Comunità europea, infatti, impone di indicare le informazioni relative alle prestazioni energetiche dell’immobile in tutti gli annunci depositati presso le agenzie competenti e più in generale in tutte le comunicazioni commerciali finalizzate all’affitto o alla vendita dell’edificio. In altre parole, l’obbligo vale anche se non è coinvolta un’agenzia immobiliare e riguarda anche gli annunci inseriti sui quotidiano o su internet.
Ora toccherà alla Giunta regionale dettare disposizioni perché gli obblighi diventino operativi, e sono previste sanzioni amministrative abbastanza pesanti per coloro che non li rispettano. ”Il titolare dell’annuncio commerciale (agenzia immobiliare o privato cittadino, ndr) che non rispetta le disposizioni emanate dalla Giunta regionale concernenti l’obbligo di cui all’articolo 9, comma 1, lettera d) – si legge infatti nel testo della legge – incorre nella sanzione amministrativa da 1.000 euro a 5.000 euro, che compete, con il relativo introito, al comune nel quale è ubicato l’edificio”.

”La Lombardia ha giocato d’anticipo sulla legge nazionale, che a sua volta deve recepire la direttiva europea 2009/28/CE in materia di rendimento energetico in edilizia – commenta Giuliano Olivati, presidente della Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali) di Bergamo – Mentre a livello statale si parla di obbligo dal 1 gennaio prossimo, nella nostra regione dovremo come sempre fare da apripista». Attualmente, le indicazioni sulla performance energetica dell’abitazione vengono fornite solo all’atto del rogito o della stipula del contratto d’affitto, quindi, dal punto di vista commerciale, a decisione già presa.

Ma questa non è l’unica novità introdotta dalla Legge regionale 3/2011 in materia di efficienza energetica in edilizia. Il provvedimento, infatti, impone (come già avvenuto in Piemonte) che nei condomini con impianto di riscaldamento centralizzato vengano applicate ai caloriferi valvole per regolare o chiudere l’afflusso di acqua calda e per conteggiare i consumi effettuati dai singoli appartamenti.

L’obbligo entrerà in vigore il 1 agosto 2012 per ”le caldaie di maggiore potenza e vetustà” e ”dall’inizio di ciascuna stagione termica dei due anni successivi alla scadenza del 1° agosto 2012” per le caldaie di potenza e vetustà progressivamente inferiore. Chi non si adeguerà alle nuove disposizioni incorrerà in una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro per ogni unità immobiliare dell’edificio.

La Legge del Consiglio regionale, infine, semplifica i requisiti necessari per ottenere la qualifica di certificatore energetico. Per l’accreditamento all’esercizio delle attività di diagnosi e certificazione energetica, infatti, non sarà più obbligatoria l’iscrizione a ordini o collegi professionali.

Il provvedimento, infatti, precisa che potranno ”accedere ai relativi corsi formativi anche coloro che non sono inscritti ad un albo”.

[ Autore articolo: Silvana Santo – Fonte: Mondocasablog.com ]

Efficenza energetica e priorità italiane

I costi, la tendenza all’inerzia e le politiche inadeguate sono un freno all’espansione delle pratiche di efficienza.
Un nuovo report, prodotto da Carbon Connect e sponsorizzato da Consensus Business Group e Siemens, mostra quanta energia – e denaro le aziende stanno sprecando ogni anno per la mancanza di efficienza energetica (6 miliardi di sterline l’anno nel solo Regno Unito).

Ma tale rapporto è solo l’ultimo di una lunga serie che dimostra quello che dovrebbe essere una verità semplice e inequivocabile: il risparmio energetico è un bene prezioso.

Se non ci penso io… ci penserà qualcun altro
Le ragioni per cui la maggior parte delle aziende e delle persone comuni non si sentono coinvolte e non partecipano al miglioramento della sostenibilità ambientale sono molteplici. In primis i costi.
L’efficienza energetica potrebbe essere un buon investimento per le grandi multinazionali con budget elevati; senza incentivi, invece, migliorare l’isolamento, sostituire i serramenti o installare una nuova caldaia sono interventi spesso al di fuori della portata di un titolare di un negozio di souvenir, o per una coppia di pensionati. Un’altra motivazione è la tendenza dei grandi gruppi di persone alla non azione. O perché credono che lo farà qualcun altro, o perché pensano che la loro inerzia non si rifletta negativamente, in quanto facenti parte di una folla.

Il peso della politica
Uno studio recentemente pubblicato dalle Nazioni Unite dimostra che la green economy è un’economia in grado di crescere e produrre ricchezza. Ma ciononostante, una combinazione di politiche governative e regolamenti inadeguati stanno disincentivando tale modello di business e, allo stesso tempo, non invogliano i privati e le aziende ad intraprendere i passi necessari per migliorare le prestazioni dei propri edifici. Per questi motivi, l’efficienza energetica non è universalmente considerata una priorità assoluta a livello globale.
Per cambiare questa situazione c’è bisogno di un impegno congiunto tra governo, mondo del business e azione individuale. In caso contrario, continueremo ad aspettare che qualcun altro prenda l’iniziativa al posto nostro, mentre l’ennesima relazione ci spiegherà per l’ennesima volta che l’efficienza energetica ha un senso, non solo ambientale, ma anche finanziario.

[ Fonte: Casa&Clima.com ]