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Le case ecologiche salveranno il mondo?

Nel bel mezzo della crisi energetica, il concetto degli edifici ecologici sta rapidamente recuperando terreno. Giorno dopo giorno, le tecnologie lavorano per trovare modi migliori per sfruttare le risorse naturali e costruire edifici energeticamente efficienti, non solo per ridurre i costi nel lungo periodo, ma anche per mettere fine alle crescenti preoccupazioni ambientali.
Gli obiettivi principali di tali edifici includono l’aumento della produttività, l’uso efficiente delle risorse energetiche e, soprattutto, la riduzione dell’inquinamento e dei rifiuti. Questo articolo apre una piccola finestra sul mondo degli edifici ecologici:
Costruzioni Ecologiche: Pianificazione
Costruire un edificio Ecologico non è un compito facile. Innanzitutto, gli architetti e, in generale, i progettisti devono compiere scelte intelligenti rispetto ai materiali da utilizzare. Inoltre, la pianificazione comprende la previsione dei cambiamenti climatici che, in qualche anno, potrebbero intervenire nel luogo dove si suppone che l’edificio verrà costruito.
Costruzioni Ecologiche: Vantaggi
Ci sono un gran numero di vantaggi che un edificio ecologico può assicurare. Uno dei vantaggi principali è l’ aumento dell’efficienza energetica, che consente di abbattere i consumi. Negli edifici ecologici le finestre altamente efficienti (posizionate in maniera ottimale per aumentare la luce) insieme a pareti, tetti (dotati di file di pannelli solari) e pavimenti isolati possono svolgere un ruolo importante per centrare l’obiettivo dell’efficienza.
Costruzioni Ecologiche: Prospettiva futura
Gli edifici Ecologici sono il futuro. Essi utilizzano metodi e tecniche efficaci ed efficienti attraverso cui riducono notevolmente l’impatto sull’ambiente. Il concetto è ancora in evoluzione e ha un lungo cammino da percorrere in termini di tecnologie e materiali impiegati, ma non è difficile credere che gli edifici Ecologici sono il futuro per il bene della nostra terra.

[ Fonte: www.bcasa.it ]

Energia pulita convertendo le alghe in biocarburante

Tirare l’acqua dei sanitari potrebbe presto diventare un nuovo, semplicissimo modo per riscaldare la propria casa.
E’ quanto propone OriginOil, società di Los Angeles specializzata nella conversione di alghe in biocarburante.

TOILETTE EFFICIENTE.

Il gruppo sta lavorando allo sviluppo di un prototipo di “toilette efficiente”: l’idea è quella di utilizzare l’acqua di scarto dei servizi igienici per far crescere e proliferare le alghe, le stesse che poi serviranno a produrre energia.

ENERGIA PULITA.

Attualmente, l’impianto è in fase di rodaggio presso il complesso La Défense, nei pressi di Parigi. Qualora l’esperimento si concluda con successo, il sistema potrebbe essere implementato e installato su altri edifici in Europa, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di produzione energetica pulita.

ALGHE COME CARBURANTE.

Nel frattempo la losangelina OriginOil è stata assunta dal Governo messicano per produrre, nell’arco dei prossimi cinque anni, l’1% del carburante della nazione a partire dalle alghe. Un progetto gestito dalla Genesis Ventures di Ensenada, per dimostrare che la produzione industriale delle alghe potrebbe diventare una fonte di biocarburante importante per il futuro.

Ma il legno resiste al fuoco?

Bisogna sfatare, oltre al pregiudizio sulla scarsa durabilità del legno, la credenza che un edificio in legno sia il più pericoloso in caso di incendio.
Non solo è falso, ma è addirittura vero il contrario: edifici interamente in legno, tanto in lamellare quanto in massello, garantiscono REI (classe di resistenza meccanica al fuoco espressa in minuti) pari o addirittura superiori alle strutture in muratura o peggio in calcestruzzo armato. Quanto alle probabilità che si verifichi un incendio sono le stesse di qualsiasi altro edificio realizzato con altri materiali strutturali, questo perché la causa primaria di incendio non è mai la struttura, quanto piuttosto i tendaggi e le stoffe in genere o gli elettrodomestici.
Nel mondo vi sono realtà in cui il legno è largamente impiegato e ricopre un ruolo primario nel panorama edilizio-architettonico; per fare soltanto due esempi, esistono città come Trondheim (Norvegia) in cui la maggior parte degli edifici è in legno, mentre negli USA lo sono il 90% degli edifici residenziali. Sono tutti dei pazzi scriteriati o forse sono semplicemente più informati di noi?
Quando parliamo di legno parliamo di una materia viva e vitale, che dimostra la sua forza proprio nelle condizioni peggiori, incendio compreso, malgrado ciò che siamo comunemente abituati a pensare. Il legno, (sia massello che lamellare) richiede in realtà un tempo molto lungo per bruciare in modo significativo oltre la superficie e ciò si deve al fenomeno della carbonatazione del legno: sottoposto a fiamma diretta il legno inizia a bruciare, ma raggiunti i 240°C ha inizio un processo di carbonizzazione dello strato più esterno che così facendo protegge come uno scudo la parte più interna, impedendo quindi alla sezione resistente di ridursi se non in tempi molto lunghi. Nel caso di un’essenza largamente impiegata come l’abete, la velocità di penetrazione della carbonatazione è di 0,7 mm/min per legno lamellare e 0,9 mm/min per il legno massello. Dunque il collasso delle strutture in legno per incendi è una probabilità davvero remota, poiché può avvenire solo per la progressiva riduzione della sezione, non per il decadimento delle caratteristiche meccaniche o per i cedimenti vincolari dovuti alla deformazione delle strutture come invece avviene nel caso di acciaio e calcestruzzo.

DETERMINARE LA RESISTENZA AL FUOCO DEL LEGNO

Oggi in Italia per determinare il requisito della resistenza al fuoco si seguono fondamentalmente due tipi di approcci, uno prescrittivo basato sulle normative antincendio studiate in relazione alle differenti possibili utilizzazioni, ed uno prestazionale basato sull’applicazione di modelli di calcolo piuttosto complessi. Il riferimento normativo cui si rimanda per chi volesse approfondire è l’Eurocodice 5 parte 1-2 (EN 1995-1-2), dove vengono descritti nel dettaglio il metodo della sezione efficace ed il metodo delle proprietà meccaniche ridotte.
A riprova della resistenza al fuoco delle costruzioni in legno, un test realizzato nel 2007 in Giappone presso il Building Research Institute di Tsukuba ha dimostrato che un edificio con struttura portante in legno può resistere tranquillamente a un forte incendio, (è stato sottoposto per un’ora ad un carico di incendio doppio rispetto a quello previsto per la sua destinazione d’uso) garantendo per tutto il tempo gli standard di sicurezza degli occupanti e delle squadre di soccorso.

PERCHE’ IL LEGNO RESISTE AL FUOCO

Questo è possibile perché il legno possiede per sua natura caratteristiche fisico-meccaniche che comportano vantaggi unici in termini di sicurezza:
ridotta dilatazione termica, grazie alla quale gli elementi strutturali lignei si deformano molto poco se esposti al fuoco e le connessioni tra le diverse membrature restano stabili;
zero emissioni nocive; il legno non trattato con impregnanti chimici non sviluppa esalazioni tossiche durante la combustione;
bassa conducibilità termica, per cui il legno funge da protezione ai connettori metallici e agli impianti inseriti nelle murature lignee.
Proprio grazie al fatto di essere un pessimo conduttore di calore, il legno risulta inoltre un eccellente isolante naturale e fornisce condizioni di microclima ambientale regolari e stabili. Questo perché la temperatura superficiale delle pareti appena inferiore a quella del locale garantisce una naturale regolazione termo-igrometrica dell’ambiente, dunque un’aria più sana, e per di più con pochissima dispersione di calore (non è un caso se la maggior parte delle case ecosostenibili sono in legno…). Alla sicurezza antincendio si sommano quindi un livello di comfort, benessere e risparmio energetico (e dunque economico) impareggiabili.
Resta il fatto che un edificio in legno non è affatto più pericoloso di uno in muratura, calcestruzzo armato o acciaio (le quote assicurative applicate oltralpe ma anche nell’Alto Adige, da sempre all’avanguardia in Italia in fatto di costruzioni in legno, lo dimostrano) e tutto ciò senza parlare di rischio sismico, o il confronto sarebbe ancora più favorevole per il legno.
E se il legno è capace di affrontare il fuoco senza temerlo, a maggior ragione noi possiamo riuscire ad affrontare i nostri pregiudizi.
“Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa, non è affatto una prova che non sia completamente assurda.” (Bertrand Russell)
[ Fonti: Piazza M., Tomasi R., Modena R., Strutture in legno – Materiale, calcolo e progetto secondo le nuove normative europee, Hoepli, Milano, 2005
Consiglio Nazionale delle Ricerche – IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree)

Coltivare sul tetto di un grattacielo

Sul tetto di un vecchio magazzino tra i grattacieli della Grande Mela si coltivano prodotti 100% organici.
Nel raccolto di quest’anno c’erano segale, grano saraceno, veccia, chiodi di garofano e frutta fresca a volontà. Tutto rigorosamente organico.
Stiamo parlando di Brooklyn Grange, l’orto da cui si domina nientemeno che la Grande Mela.

Il Primo orto sul tetto di NY.

Lanciato nel 2009 dal fattore Ben Flanner, il progetto possiede il primato di primo vivaio newyorkese sviluppato su un tetto: grazie a un team di agronomi, botanici, volontari e appassionati di coltivazioni biologiche, l’iniziativa è riuscita a decollare, sostenuta dalla Bromley Caldari, società di architetti esperta in problem solving e la Acumen Capital Partners, gruppo specializzato nella ristrutturazione sostenibile di spazi commerciali a New York.

Terriccio organico.

A garantire l’organicità dei prodotti, oltre al bando di pesticidi e sostanze chimiche nel ciclo di produzione, è la terra che ricopre il tetto di Brooklyn Grange. Si chiama RoofLITE e viene da una società della Pennsylvania produttrice di suoli organici: il terriccio, leggero e composto da compost biologico, aggiunge alcune piccole pietre porose e minerali indispensabili per le coltivazioni.

L’orto di quartiere che crea socialità.

L’obiettivo, spiegano i coltivatori di Brooklyn Grange, è quello di diventare un punto di riferimento per la città, sviluppando l’interesse e la sensibilità all’organicità dei prodotti portati in tavola. Le colture raccolte sono infatti acquistabili dai singoli cittadini e anche dalle grandi catene e/o ristoranti, di cui Vesta e Marlow & Sons sono solo alcuni. Ma le attività non si fermano qui: orti didattici per scolaresche, corsi pratici per appassionati e iniziative come l’ultima Cena di Ringraziamento organizzata sul tetto e realizzata con verze, cavoli e patate biologiche.
Per portare la cultura del verde in città e riqualificare zone prima abbandonate con orti comunitari dove incontrare gli abitanti del quartiere e mangiare sano.

Modulo a parete che pulisce l’aria

Ridurre i carichi energetici e migliorare la qualità dell’aria, purificandola.
E’ quanto promette il nuovo sistema di parete attiva messo a punto dal Centro di Architettura Scienze ed Ecologia di New York.

Radici all’aria=maggiore capacità depurativa.

Il progetto richiama la tecnologia brevettata dalla NASA e adottata da VittoriLab: per migliorare la qualità dell’aria vengono utilizzate determinate piante, in grado di assorbire molto rapidamente le emissioni di anidride carbonica. In questo caso, l’impianto sfrutta il potenziale depurativo delle piante idroponiche, le cui radici sono lasciate esposte all’aria: un espediente che consente di aumentare la capacità disintossicante delle piante di oltre il 200%, spiegano gli scienziati che hanno seguito i lavori in laboratorio.

Schermata modulare.

Nella parete – per il momento ancora in fase di prototipo -, le piante sono installate in una schermata modulare che funge da vero e proprio polmone e canalizza il movimento dell’aria attraverso la griglia verde. Un telaio di supporto mantiene le piante in posizione, mentre un sistema di irrigazione goccia a goccia fornisce acqua fresca a ciascuna specie vegetale.

Per ogni tipo di spazio.

Il sistema – per il quale si possono utilizzare semplici piante verdi come le felci o anche piante arrampicanti come l’edera o di muschio – è pensato per essere installato sia in ambienti ampi, che in spazi più ridotti: l’impatto di una parete a quattro moduli – spiegano i ricercatori – equivale a quello di circa 1000 piante riunite insieme.

Tossine digerite dai rizomi delle piante.

La parete lavora incessantemente come filtro naturale: l’aria viziata degli ambienti chiusi circola attraverso la griglia vegetale, dove viene depurata dalle sue tossine, che vengono completamente digerite dai rizomi delle piante, senza che però questo comprometta la salute delle piante. A processo terminato, l’aria pulita viene rimessa in circolo nell’ambiente, arricchita di ossigeno e fresca.
Ora il modulo verde aspetta di essere testato in un edificio pubblico di New York, dove verrà installato nell’atrio principale; l’idea, però, spiega il team di ricercatori, è quella di farlo diventare presto un sistema accessibile e diffuso in tutto il mondo.