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Imposta catastale

Imposta catastale

Donare un immobile ad un figlio? Ecco quali sono le spese da sostenere!

D: Vorrei donare un immobile ad uno dei miei figli. Quali spese bisogna prevedere? A chi spetta pagarle? Gli altri miei figli possono avanzare pretese?
Federico, Roma.

R: In un caso di donazione di un immobile come questo dovrete versare sia le imposte ipotecarie che quelle catastali rispettivamente nella misura del 2% e dell’1%. Trattandosi di trasferimenti immobiliari, spetterà al notaio che redige l’atto a provvedere direttamente al versamento dell’imposta, insieme  a quella di registro nella misura fissa di 200 euro, e addebitando l’importo al cliente fra le anticipazioni esposte nella parcella, senza ulteriori obblighi da parte dell’acquirente, erede o donatario.

Oltre a queste due imposte, il figlio che riceve la donazione dovrà farsi carico anche del pagamento dell’imposta di donazione, un’aliquota da applicare sul valore del bene immobiliare, che cambia a seconda del grado di parentela intercorrente tra colui che dona e colui che riceve.

In un caso come questo di donazione tra padre e figlio l’aliquota è del 4% e andrà calcolata sul valore complessivo degli immobili con una franchigia di 1.000.000,00 di euro per ciascun beneficiario.

Per il versamento  si utilizzano i modelli F24 o F23 con il codice tributo 737T.

Per quanto riguarda gli altri tuoi figli, la legge dispone che se alla morte del donante non si rinvengono nel suo patrimonio beni sufficienti a rispettare la quota di legittima riconosciuta per legge agli altri eredi, questi ultimi possono agire i giudizio contro la donazione sino a che non siano trascorsi 10 anni dalla morte del donante, chiedendo la riduzione.

Leasing immobiliare abitativo

Leasing immobiliare abitativo

Domanda: Buongiorno, ho sentito parlare del leasing immobiliare abitativo, chi può richiederlo?

Il leasing immobiliare abitativo prevede agevolazioni fiscali e garanzie civilistiche finalizzate a favorire l’utilizzo dello strumento del leasing per l’acquisto dell’abitazione principale.

E’ rivolto a tutti i contribuenti con un reddito complessivo non superiore a 55.000 euro che stipulano contratti di leasing aventi per oggetto immobili, anche da costruire, da adibire ad abitazione principale entro un anno dalla consegna e che non siano titolari di diritti di proprietà su immobili a destinazione abitativa.

Le agevolazioni sono diverse in base all’età del soggetto all’atto della stipula del contratto di locazione finanziaria. Fino a 35 anni la detraibilità è pari al 19% dei canoni di leasing fino ad un importo massimo di 8 mila euro annui e pari al 19% del prezzo del riscatto fino ad un importo massimo di 20 mila euro.

Mentre per i soggetti con età uguale o superiore a 35 anni, la detraibilità è pari al 19% dei canoni di leasing fino ad un importo massimo di 4 mila euro annui e pari al 19% del prezzo del riscatto fino ad un importo massimo di 10 mila euro.

I titolari dei contratti stipulati dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2020 possono portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi i costi del leasing “prima casa”.

Come si calcola il valore catastale di un immobile

Come si calcola il valore catastale di un immobile

Il Valore Catastale di un immobile o di un terreno si ottiene moltiplicando la rendita catastale (fabbricato/immobile) o il reddito dominicale (terreno) non rivalutati, come indicati nella visura catastale, per un coefficiente stabilito dalla legge e variabile in base alla categoria catastale dello stesso immobile.

Le categorie di appartenenza degli immobili a cui si applicano i coefficienti di calcolo sono:

  • Categoria A (immobili a destinazione ordinaria)
  • Categoria B (immobili ad uso collettivo)
  • Categoria C (immobili commerciali e pertinenze)
  • Categoria D (immobili a destinazione speciale)
  • Categoria E (immobili a destinazione particolare)
  • TERRENI non edificabili (agricoli e non)

Per la categoria di immobili del gruppo A, i coefficienti moltiplicatori variano a seconda che si tratti di prima o seconda casa.

E se l’immobile non è censito in Catasto?

L’articolo 19 della legge n° 122 del 30 luglio 2010 aveva differito al 31 dicembre 2010, il termine per gli accatastamenti dei fabbricati cosiddetti “nascosti” al Catasto.

Questi immobili, è evidente, evadono così la fiscalità a loro correlata, in quanto manca l’elemento fondamentale di calcolo, che è la rendita catastale.

Per questo, la legge prevede che una volta scaduto il termine del 31 dicembre 2010, all’immobile non accatastato o non accatastato correttamente, possa venire attribuita, ai fini fiscali, una rendita presunta. Questa rendita catastale provvisoria può essere determinata dall’Agenzia delle Entrate oppure da tecnici esterni, appositamente incaricati.

La rendita catastale presunta viene calcolata in via provvisoria, per permettere di applicare immediatamente la fiscalità dovuta dall’unità immobiliare non censita o non censita correttamente, in attesa della rendita definitiva che verrà attribuita in seguito alla presentazione dell’accatastamento (redatto con le corrette procedure tecniche previste) della stessa unità immobiliare, al Catasto Fabbricati.

A cosa serve calcolare il Valore Catastale dell’immobile?

Il Valore Catastale di un immobile è indispensabile per il calcolo del pagamento delle seguenti imposte:

  • Imposte di successione che colpiscono il trasferimento della proprietà e di altri diritti su beni immobili, a seguito della morte del titolare o proprietario;
  • Imposte di donazione che colpiscono il trasferimento a titolo gratuito della proprietà fra persone in vita;
  • imposte di registro a seguito dell’acquisto di immobili;
  • imposte ipotecarie relative al trasferimento di immobili sia a titolo gratuito sia a titolo oneroso;
  • Imposte catastali che vengono applicate solo in caso di acquisto di immobili ad uso abitativo e relative pertinenze.

Il Valore Catastale è utilizzato anche come riferimento per determinare il valore minimo annuo del canone di locazione che per legge non può essere inferiore al 10% del Valore Catastale calcolato.

Il mercato delle pertinenze. Andamento e agevolazioni.

Il mercato delle pertinenze. Andamento e agevolazioni.

Nel 2017 le compravendite delle pertinenze, ovvero quelle unità censite negli archivi catastali nella categoria C/2 con superficie catastale fino a 30 m2 (depositi pertinenziali) e nelle categorie C/6 e C/7 con superficie fino a 50 m2 (ovvero box e posti auto) sono circa il 90% del totale delle unità.

Nel 2017 il  mercato dei depositi pertinenziali ha visto un deciso rialzo rispetto al 2016 con un  +12,4%. Anche gli scambi di box e posti auto risultano in crescita, +3,8% rispetto al 2016, seppure il rialzo sia inferiore a quello registrato nel settore delle abitazioni.

L’analisi nel dettaglio delle aree del paese mostra tassi di crescita disomogenei:

  • Per i depositi, nelle aree del Nord, gli scambi mostrano rialzi a due cifre con la punta del +21,5% nel Nord Ovest.
  • Più omogenei sono i rialzi nel mercato dei box e dei posti auto, con il valore minimo nelle Isole, +2,8%, e massimo nel Sud, +5,6%.

Il valore dell’intensità del mercato (IMI) per queste unità mostra, rispetto al 2016, un aumento con la quota di scambi di depositi pertinenziali che, rispetto allo stock, cresce di 0,2 punti percentuali e quella dei box e dei posti auto che si porta al 2,07%

AGEVOLAZIONI FISCALI SULLE PERTINENZE

E’ possibile usufruire delle agevolazioni fiscali per l’acquisto delle pertinenze, classificate nelle seguenti categorie catastali:

  • C/2 (magazzini e locali di deposito)
  • C/6 (per esempio, rimesse e autorimesse)
  • C/7 (tettoie chiuse o aperte)

L’agevolazione è ammessa limitatamente a una pertinenza per ciascuna categoria. E’ però necessario che le pertinenze siano destinate in modo durevole a servizio dell’abitazione principale e che questa sia stata acquistata beneficiando delle agevolazioni “prima casa”.