Seleziona una pagina
Correzione dati catastali

Correzione dati catastali

Ciao, ho bisogno di correggere i dati catastali di un immobile. Posso farlo online?

Si, è possibile correggere alcuni dati catastali online ma non tutti. E’ infatti possibile modificare: i dati sulla persona a cui è intestato l’immobile ( cognome e nome, codice fiscale, luogo e data di nascita,diritti e quota di possesso; gli errore sui dati dell’immobile (indirizzo, ubicazione (n° civico, piano, interno, ecc.) o evidenti inesattezze nella consistenza (numero vani o metri quadri); Segnalare incoerenze per un fabbricato non dichiarato in Catasto e che i titolari devono ancora regolarizzarlo. Sul sito dell’Agenzia è presente un elenco dei Comuni e delle particelle di terreno nei quali è stata accertata la presenza di fabbricati o di ampliamenti di costruzioni che non risultano dichiarati in Catasto; Segnalare incoerenze di un fabbricato rurale. I fabbricati rurali produttivi di reddito ancora censiti al Catasto dei Terreni devono essere censiti al Catasto dei Fabbricati. Il termine per la dichiarazione è scaduto il 30 novembre 2012 e chi non ha provveduto alla regolarizzazione dovrà pagare una sanzione all’Agenzia delle Entrate

Non si possono correggere online: reclami per disservizi da parte degli uffici; solleciti per la trattazione di atti presentati e non ancora evasi; istanze di revisione della rendita catastale; richieste di assistenza nell’utilizzo delle procedure informatiche; richieste di informazione sullo stato di avanzamento delle pratiche (salvo quelle pervenute allo stesso Contact center); richieste di informazione generiche su procedimenti, indirizzi, ecc.

( Rubrica Catastosemplice.it a cura di: Andrea Grassini )

Come scegliere il mutuo più conveniente

Come scegliere il mutuo più conveniente

Ciao, ho bisogno di un prestito per comprare un auto. Esiste un prestito più conveniente? Come lo scelgo?

Se vuoi ottenere un prestito vantaggioso e ridurre al minimo il costo del tuo finanziamento prendi in considerazione il TAN. Il TAN, Tasso Annuo Nominale, è il tasso di interesse che le banche utilizzano per fissare l’importo delle rate che dovrai sostenere mensilmente per restituire il tuo prestito: più il TAN è basso, più conveniente sarà la rata del prestito.

Fai attenzione alle spese accessorie! Spesso le finanziarie includono nel costo del finanziamento le cosiddette spese accessorie, ovvero alcune spese che non sono strettamente legate al rimborso del capitale o al pagamento degli interessi. Le spese accessorie rappresentano i costi legati ai servizi necessari alla gestione del tuo prestito.

Per un confronto preciso tra varie offerte utilizza il TAEG, il Tasso Annuo Effettivo Globale. Il TAEG, formato dal TAN e dalle spese accessorie, riassume in valore percentuale il costo reale di un prestito e ti consente di capire immediatamente la convenienza del finanziamento.

Inoltre, quando fai richiesta di un finanziamento cerca di distribuire su più anni il peso delle rate: in questo modo otterrai un valore della rata più conveniente e aumenterai la possibilità di veder accettata la tua richiesta.

Tieni presente che, per banche e finanziarie, una delle condizioni fondamentali alla concessione del prestito è la capacità di sostenere l’impegno economico sottoscritto. La finanziaria valuta la tua capacità di rimborso esaminando il rapporto tra rata e reddito percepito e controllando che questo non superi il 30% del reddito totale.

( Rubrica ERIF a cura di: Giusi Bongini – Esperta di comunicazione e con la passione per i mutui e i finanziamenti. Ne sa più della tua banca! )

Affittare casa per brevi periodi

Affittare casa per brevi periodi

È il boom del momento; mettere in affitto una stanza o un appartamento di casa per periodi brevi e a prezzi contenuti. Un grande affare ma è tutto oro quello che luccica. Seguite i nostri consigli per fare tutto in regola.

Air B’n’b, famoso portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, ha dato vita ad un vero e proprio fenomeno, quello degli affitti brevi.

Sempre più italiani, infatti, scelgono di mettere in affitto la propria casa, o anche solo una stanza, perché è un buon modo per arrotondare le proprie entrate.

Un cambiamento che ha rimesso in moto una parte del mercato immobiliare, quella delle case sfitte. Un vero e proprio business se fatto nella maniera giusta.

Casa a norma

Gestire tutto da soli non è semplice, ecco perché esistono molti siti che si occupano proprio di questo.

Chi è interessato a questa nuova forma di guadagno non deve pensare che sarà facile. La prima cosa da fare sarà mettere a norma la propria casa. La vostra abitazione, seppur per brevi periodi, diventerà una vera e propria struttura ricettiva.

Questa attività vi richiederà non solo un investimento di denaro ma anche di tempo. Dovrete essere presenti per accogliere l’ospite al suo arrivo e al momento della partenza, proprio come se foste un hotel o un B&B.

Adempimenti fiscali

Dal punto di vista degli adempimenti fiscali, è bene ricordare che qualunque forma di affitto, anche se breve, deve essere regolata per legge.

Nell’articolo 4 del Dl 50/2017, entrato in vigore il 25 aprile 2017, vengono dettate le nuove regole per chi decide di affittare sia privatamente che attraverso i portali specializzati.

Nella nuova norma sono definite “locazioni brevi” i contratti di locazione di immobili a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, compresi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche “direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online”. Quindi la locazione può essere solo tra “privati”. Se i servizi eccedono il limite della fornitura di biancheria e pulizia si rischia di uscire fuori dal perimetro e di svolgere un’attività alberghiera abusiva.

A questo tipo di affitti, dal 1° giugno 2017, si potrà applicare la cedolare secca del 21% (l’imposta speciale che sostituisce l’Irpef e l’imposta di registro).
La cedolare è possibile anche sui proventi lordi derivanti da sublocazioni e da contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario con terzi, sempre che siano rispettate le stesse condizioni.

I padroni di casa avranno così due possibilità: esercitare l’opzione per la cedolare secca del 21 per cento, liberandosi così degli adempimenti legati all’Irpef e all’imposta di registro, oppure assogettare all’Irpef i proventi delle locazioni brevi e indicandoli nella dichiarazione dei redditi. Quando è il proprietario ad affittare direttamente l’alloggio, deve anche provvedere a pagare cedolare o Irpef. Diverso il discorso quando entrano in scena le agenzie o i portali perché dovranno:

– inviare alle Entrate una comunicazione in occasione della stipula di ogni nuovo contratto, pena una sanzione da 200 a 2mila euro;

– trattenere una ritenuta del 21% sui proventi della locazione e versarla con le modalità di cui all’articolo 17 del Dlgs 241/97, cioè usando il modello F24;

– inviare ai proprietari la Certificazione unica annuale con gli importi pagati a titolo d’imposta o di acconto, seguendo le modalità indicate dall’articolo 4 del Dlgs 322/98, dove indicare gli importi pagati al fisco

Consigli per chi affitta

Ecco qualche consiglio su come puoi affittare casa:

  • decidi se gestire tutto da solo o appoggiarti a un sito o un’agenzia;
  • stipula un’assicurazione;
  • consegna la casa sempre pulita e in ordine;
  • fai una lista dei servizi che offri, assicurandoti che siano fruibili;
  • metti a disposizione mappe turistiche, brochure di musei e tutto quanto riguarda le istruzioni della casa;
  • stipula un contratto;
  • lascia a disposizione kit di emergenza e primo soccorso;
  • dichiara i profitti informandoti da un commercialista sugli obblighi di legge nella tua regione;

Se sei presente su un portale online:

  • presenta onestamente la tua casa senza nascondere nulla;
  • controlla profili e recensioni dei potenziali ospiti;
  • spiega bene le regole della casa e, eventualmente, includi una cauzione.
Condominio. I principali motivi di lite.

Condominio. I principali motivi di lite.

«Hai sentito che odore? Ma come si fa, dico io…». Si lamenta la signora del secondo piano. Non ne può più della cucina speziata dei nuovi inquilini indiani. E lo dice a gran voce, «perché così mi sentono», alla vicina incrociata sul pianerottolo, mentre dalla sua porta arriva il “profumo” dei broccoli che stanno bollendo. Scena comune in un comune palazzo italiano.

E se non sono spezie e broccoli, a dare fastidio sono i tacchi della signora di sopra, lo stereo del ragazzo del primo piano o la macchina del signor Rossi sempre fuori posto in cortile. Perché in condominio ci si sopporta poco, e si litiga spesso. L’Associazione Nazional-europea Amministratori di Immobili (Anammi) ha diffuso la classifica dei motivi delle liti. Al primo posto le cosiddette immissioni, cioè odori e rumori molesti: le spezie e i broccoli, quindi, ma anche lo stereo e i tacchi. Al secondo le “apposizioni in aree comuni”, tecnicismo burocratico che indica l’abuso degli spazi pubblici del condominio. E qui sotto accusa sono l’auto fuori posto, la fioriera attaccata al muro o la bici legata al cancello. A seguire arrivano i rumori in cortile, specialmente il gioco dei bambini: ammesso di trovarne ancora di bambini che preferiscono urlare e correre dietro a un pallone invece di stare immersi nel mondo silenzioso, ma virtuale di cellulari e tablet.

Al quarto posto risultano motivo di lite le innaffiature di piante che gocciolano di sotto. E al quinto arrivano gli animali domestici, soprattutto quando invadono ascensori e cortili condominiali, ma se i cani abbaiano vengono promossi al top della hit parade del fastidio, con gli altri rumori molesti. In fondo alla classifica arrivano le liti legate all’esterno del condominio, come la tovaglia sbattuta fuori dalla finestra, i mozziconi gettati di sotto, il bucato in vista o che gocciola, e così via.

Elencate così possono sembrare baruffe di poco conto, ma i dati del ministero della Giustizia riportati dall’Anammi dicono che oltre il 50 per cento delle procedure civili nelle aule di giustizia riguarda il condominio. Ogni anno sono circa 2 milioni gli italiani che fanno causa per questioni condominiali, uno spreco incalcolabile di energie, soldi, tempo e anche salute, perché pare che una percentuale considerevole di infarti arrivi proprio durante assemblee di condominio, arene in cui diamo il peggio di noi, con esiti che nel peggiore dei casi arrivano al delitto: secondo i dati del ministero dell’Interno, nell’ultimo anno sono aumentate del 50 per cento le vittime di omicidi perpetrati da vicini di casa. In assoluto si tratta di tre vittime, un numero fortunatamente basso, ma tre vite perse non sono mai troppo poche.

È inevitabile avere conflitti con i vicini? Forse sì. «Gli spazi sono stretti, la convivenza è difficile, le regole non sono efficaci… Da un punto di vista psicosociale lo spazio che si abita è vissuto come privato, tutto per sé: l’espressione chiave è “io a casa mia faccio quello che mi pare”» ci dice Paolo Ragusa, Counselor del Cpp (Centro psico-pedagogico per la gestione dei conflitti) dove si tengono corsi destinati anche ad amministratori di condominio, e autore di Imparare a dire no e Il potere del sì (Bur).

Confronti costruttivi

Una buona notizia c’è. Il conflitto in sé non è necessariamente un male e confrontarsi senza litigare, in modo costruttivo, è possibile. «Difficilmente i condomini che litigano lo fanno per un problema» riprende Ragusa, «quanto piuttosto per le caratteristiche dell’uno o dell’altro, o le opinioni dell’uno o dell’altro. Il meridionale caciarone del secondo piano, il settentrionale precisetti, l’immigrato africano, il ragazzino rumoroso… i luoghi comuni ci sono tutti. Così nasce l’idea che i conflitti siano irrisolvibili. Ma un conflitto non è mai una persona, è piuttosto un problema tra persone».

Chiaro no? Il problema è l’odore delle spezie o dei broccoli, non chi li cucina. Se proprio non sopportiamo il vicino, possiamo evitare di frequentarlo, e limitarci a un saluto quando lo incrociamo in ascensore.

Come intervenire

Ma se c’è un problema che crea contrasti, dobbiamo provare ad affrontarlo senza personalizzare, quindi facendone una questione che riguarda il “noi”. «Noi come gruppo, come scala, come pianerottolo, abbiamo un problema di cui occuparci. È un problema che non abbiamo cercato né tu né io, ma non possiamo non occuparcene perché è un problema che ci riguarda. Questo slittamento crea un reale campo di azione, un’area di lavoro condivisa e una possibilità di intervento sui conflitti». Certo, se per la milionesima volta la signorina al piano di sopra sfila con i tacchi a notte fonda, è difficile non metterla sul personale. Per non parlare di quando siamo noi sotto accusa: il nostro broccolo bollito invade la scala quanto il curry, ma occorre uno sforzo per non far trascendere il problema dal cattivo odore sul pianerottolo al bisticcio tra autoctoni e immigrati.

«Le implicazioni delle condizioni condominiali sono di natura economica, o legate a abitudini personali, e dunque è sempre più difficili sganciarle dalle persone stesse», conclude Ragusa, ma è l’unico modo per uscirne, e conviene provarci. «Per un utilizzo proficuo delle liti condominiali bisogna rivedere l’alleanza tra le persone, il modo in cui si convive. Nei nostri corsi per amministratori insegniamo a utilizzare il conflitto perché questo aiuti a ridefinire i legami di convivenza». Insomma, il trucco è semplice: discutere di più di problemi per litigare meno con le persone. Facile? No, utile.

Il facilitatore di condominio

«Buongiorno», «Buonasera», «Lei va al terzo, vero?». Il vocabolario minimo di frasi tra vicini si arricchisce solo in caso di necessità, cioè quando ci sono problemi e litigi conseguenti. E se provassimo a riconsiderare il condominio come comunità di individui che interagiscono per il bene comune, e non solo come edificio che sovrappone appartamenti?

È l’idea di Alfonso Pascale, studioso di problemi sociali, collaboratore di Uniap (Unione nazionale Imprenditori Artigiani Professionisti, affiliato della Uil), che da tempo lavora alla formazione di una nuova figura professionale che può ridurre gli attriti che inevitabilmente si creano nelle piccole società: il facilitatore di condominio. «È una figura che ha relazioni con le istituzioni, sa a chi chiedere a livello politico e burocratico, e diventa una guida capace di prevenire liti e conflitti nei condomini e nei quartieri, dove a volte è necessaria anche una forma di mediazione culturale» spiega Pascale. «L’idea è di costruire piccole comunità locali dove ciascuno è parte integrante e partecipa alla vita sociale secondo le sue capacità e le sue esigenze». Belle parole, ma in concreto? «La Uniap organizza corsi specifici di formazione. La formazione prevede corsi di sociologia e antropologia, e sono rivolti prevalentemente a chi è già una figura guida nel quartiere: l’organizzatore di un circolo, il parroco, i rappresentanti dei comitati di quartiere».

Lo scopo è quello di creare un nuovo modello comunitario, o ricreare la comunità di un tempo. Dove le liti magari c’erano, ma in caso di bisogno si collaborava. «Per esempio» continua «si può integrare l’attività degli orti urbani, che per il condominio possono diventare una risorsa, non solo un costo. E se nel palazzo vive un calzolaio, un idraulico o un elettricista, possono diventare una una cooperativa a servizio della comunità. Nei paesi anglosassoni i condomini come associazioni di cittadini sono già una realtà diffusa, una forma di associazione che da forzata convivenza diventa comunità di persone e reciproca convenienza. Da cui, naturalmente, derivano meno conflitti».

( Fonte: Iodonna.it )