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Generare valore immobiliare grazie alla Riqualificazione Energetica

Generare valore immobiliare grazie alla Riqualificazione Energetica

Se tanto è stato fatto, moltissimo c’è ancora da fare. Così potrebbe riassumersi quanto emerso nel corso del forum “ReGreeneration – Rigenerare come valore sostenibile crea valore immobiliare”, organizzato da Tabula Rasa con Energia Felice, che ha segnato l’apertura di “Homo Condòmini Tour 2018” il Roadshow 2018 per l’efficienza energetica degli edifici e collegato ad Habitami. Un evento che ha messo in luce un aspetto molto importante legato alla rigenerazione: riqualificare genera valore immobiliare.
Sul fronte dell’efficienza energetica, rispetto a dieci anni fa sono stati compiuti passi da gigante, ma la strada appare ancora tutta in salita. Si tratta però di un cammino che deve essere percorso e rispetto al quale è necessaria grande attenzione, in particolare dal mondo politico e istituzionale.
La situazione del patrimonio immobiliare italiano è ben nota. In Italia ci sono circa 12 milioni di edifici residenziali, di cui circa il 74% è stato realizzato prima degli Anni ’80. Questo significa, nella maggior parte dei casi, che tali edifici sono stati costruiti in assenza di specifiche normative. Il patrimonio immobiliare italiano è stato costruito senza indicazioni sismiche, energetiche e con bassa qualità di materiali. Il suo stato è pessimo o mediocre. Riqualificare – o spesso buttare giù e ricostruire ex novo – appare la strada maestra.
Ma il tema della riqualificazione energetica, dell’efficientamento energetico, deve essere considerato e affrontato in maniera sinergica dai diversi attori. Sono necessarie regole chiare, efficaci e note. Il cittadino deve capire e toccare con mano quali sono i benefici e deve trovarsi nelle condizioni migliori per poter mettere in moto quel meccanismo che può portare a una rigenerazione immobiliare, che di conseguenza diventa rigenerazione urbana e sociale. Senza contare il fatto che riqualificare genera valore immobiliare.
In questo scenario l’informazione diventa una pedina molto importante. E portatori di questa informazione, tra gli altri, sono gli agenti immobiliari. Gli agenti immobiliari sono chiamati a informare delle potenzialità dell’immobile o degli interventi che sono stati fatti.
Intervenendo al forum, Maurizio Pezzetta, vicepresidente vicario della Fimaa, ha affermato: “Dal punto di vista commerciale, non ci dispiace affatto la riqualificazione dell’immobile, in quanto incide sul valore. Intervenire sul patrimonio esistente, però, non è semplice e i costi sono importanti. Sono quindi necessari interventi per ridurre i costi e reindirizzare le risorse nella riqualificazione energetica”.
Evidenziando le criticità, Fabrizio Segalerba, segretario nazionale della Fiaip, ha detto: “Ritengo che nel nostro Paese ci sia un deficit culturale su quello che è l’efficientamento energetico. Deficit culturale che interessa i cittadini e noi operatori. L’Ape (ndr attestato di prestazione energetica) è visto oggi non come qualcosa che serve nell’ambito della trattativa: dai proprietari viene visto come un balzello in più e dagli acquirenti come qualcosa di scarso interesse. La classe energetica non ha ancora un risalto nell’ambito della trattativa”.
Segalerba ha quindi sottolineato: “E’ importante far capire quanto l’efficientamento energetico si rifletta sul valore dell’immobile. Serve una crescita culturale all’interno degli operatori immobiliari e nel mercato”.
Anche Paolo Bellini, presidente di Anama, ha posto l’accento sulle problematiche incontrate quando si parla di efficientamento energetico. Bellini ha spiegato: “Facciamo una grande fatica a convincere i proprietari a spendere una somma per l’Ape. L’attestato di prestazione energetica è utilissimo. E’ obbligo nobile quello di comunicare al potenziale acquirente quali sono gli interventi di efficientamento effettuati. Ciò che originariamente era percepito come un peso, oggi è diventato un pilastro. Non è più possibile prescindere dalla riqualificazione. Non è più possibile non dare rilievo alla sicurezza e alla sostenibilità. La casa deve essere messa al centro dell’operato del governo”.
A evidenziare le criticità anche Vittorio Fusco, presidente di Anapi, che ha affermato: “C’è una grandissima ignoranza in materia, soprattutto tra i condomini. Non ho poi mai notato una particolare sensibilità riguardo all’informazione da parte delle associazioni di categoria. C’è una scarsa attenzione a questo tipo di problematica. Vorrei sollecitare, dunque, ad avviare una collaborazione tra tutte le sigle associative”.

[ Fonte: www.idealista.it – Autore: Stefania Giudice ]

Nuove soluzioni “green” a Milano: SEMINIAMO INSIEME!

Nuove soluzioni “green” a Milano: SEMINIAMO INSIEME!

Italcementi e Calcestruzzi presentano a Milano le soluzioni “green” per pavimentazioni di design in occasione dell’evento “SEMINIAMO INSIEME!, promosso dalla Fondazione Riccardo Catella nell’ambito del progetto MiColtivo nel Parco, un palinsesto di iniziative per sensibilizzare i cittadini sul verde urbano e coinvolgerli nella costruzione del nuovo parco Biblioteca degli Alberi
L’evento in programma domenica 24 settembre 2017, all’interno della tre giorni Green City Milano (22-24 settembre), è una giornata speciale aperta a tutti per seminare insieme i prati del parco Biblioteca degli Alberi, il terzo parco pubblico più grande nel centro di Milano. Progettato dallo Studio Inside Outside | Petra Blaisse, con i suoi circa 9 ettari di estensione, il parco offrirà ai cittadini un mosaico di percorsi tra giardini tematici, prati, foreste circolari, erbe aromatiche e fiori, per rilassarsi e accogliere attività all’aria aperta. 
Italcementi, insieme a Calcestruzzi, ha interpretato le esigenze dei progettisti proponendo texture innovative e colorazioni differenti. Per i percorsi pedonali è stata utilizzata una soluzione di design grazie al calcestruzzo i.design MOSAICO con una finitura che coniuga l’eleganza dell’aspetto estetico con la stabilità e la sicurezza per chi ci cammina, la resistenza alle intemperie e la facilità di posa a costi contenuti. Nell’area del labirinto è stata preferita una soluzione drenante grazie a i.idro DRAIN, il prodotto per il garden design maggiormente utilizzato dagli architetti per le pavimentazioni nella aree verdi, nei parchi e nei giardini. Le caratteristiche naturali e le performance del prodotto, ha una capacità drenante 100 volte superiore a quella di un terreno naturale, permettono di rispettare il ciclo naturale dell’acqua ricaricando la falda acquifera. 
“Un aspetto che merita attenzione è quello delle proprietà termiche delle pavimentazioni. Le città ben conoscono le “isole di calore urbano”, fenomeno noto per cui nei centri abitati e intorno alle abitazioni si registrano innalzamenti di temperatura di diversi gradi rispetto all’ambiente circostante, soprattutto in un estate calda come quella appena trascorsa – spiega Giuseppe Marchese, Consigliere Delegato di Calcestruzzi S.p.A. -. Sarà capitato a tutti, uscendo di casa, di percepire il caldo che “sale” dalla pavimentazione in asfalto. Le superfici bitumate risultano quelle a maggiore impatto, mentre quelle realizzata con un calcestruzzo “green” drenante o architettonico, consentono un’importante riduzione del calore nel periodo estivo fino a 30° in meno rispetto ad una pavimentazioni in asfalto anche grazie alla colorazione chiara tipica del cemento.”  

Oggi il calcestruzzo rappresenta il materiale ideale per realizzare una vasta gamma di pavimentazioni. Resistenza alla compressione, resistenza all’usura, lavorabilità, durabilità, possibilità di lavorazioni superficiali sono solo alcune delle proprietà che ne consentono l’impiego in pavimentazioni con differente destinazione d’uso. Inoltre pavimentazioni ben progettate e realizzate hanno una lunga vita utile e con bassi costi di gestione. Le pavimentazioni in calcestruzzo, infine, essendo per loro natura chiare, hanno una maggiore luminanza rispetto all’asfalto: soprattutto in ambiente urbano, consentono di ridurre le spese di illuminazione sia per i costi di installazione (meni punti luce) sia per i costi di gestione (lampade meno potenti). Soprattutto nelle grandi città questa scelta comporterebbe in poco tempo significativi risparmi.

La Città Verde. Un progetto italiano contro la povertà energetica.

La Città Verde. Un progetto italiano contro la povertà energetica.

Come ogni crisi economica, anche quella che si è abbattuta nei paesi più industrializzati, da quasi un decennio, ha ridotto notevolmente le disponibilità finanziarie di migliaia di persone rendendo sempre più inaccessibile l’approvvigionamento energetico. 

La Città Verde è il progetto italiano premiata dalla giuria del concorso internazionale Innovation to Tackle Fuel Poverty in occasione dellultimo evento sul Cambio climatico celebratosi a Parigi quasi un anno fa. 
Il progetto La Città Verde nasce per ridurre le iniquità tra le popolazioni del mondo nella gestione del sistema energetico. 
Oggi, più che mai, la sostenibilità energetica non può prescindere da politiche di equità sociale e dunque dall’affrontare anche la così detta povertà energetica, la quale purtroppo non riguarda più solamente gli abitanti del terzo mondo. Studi recenti – realizzati da organizzazioni non governative, fondazioni e altri soggetti pubblici e privati – evidenziano che le vittime del fenomeno ci sono anche in Europa. Di anno in anno le persone in difficoltà aumentano esponenzialmente a causa di due dei principali problemi acuitisi nell’ultimo decennio: l’aumento generalizzato della povertà, circa 120 milioni di persone, e gli effetti del cambiamento climatico, in primis, uragani, bombe d’acqua e dissesti idrogeologici contro i quali ancora sono vergognosamente latitanti politiche di prevenzione, ma questo è un altro tema! 
I primi studi sulla povertà energetica risalgono alla fine degli anni Settanta e sono stati realizzati in Gran Bretagna per risolvere il problema dovuto alla crisi petrolifera iniziata nel ‘74. Oggi la definizione, più condivisa, di povertà energetica è l’impossibilità di riscaldare adeguatamente la propria casa per un costo ragionevole, proporzionato al proprio reddito. Gli studiosi concordano che tale condizione di disagio è dovuta all’aumento del costo dell’energia -spesso anche solo per effetto dell’aumento delle accise, come nel nostro Paese- alle basse prestazioni energetiche del sistema edificio-impianto, nonché alla perdita di lavoro di un’ampia categoria di lavoratori influenzata anche dall’obbligo di rispettare i Patti di Stabilità firmati con la UE. 

Il premio a La Città Verde 

Nel 2015 è stato lanciato il programma “Social Innovation to Tackle Fuel Poverty” con il fine di premiare le migliori proposte per ridurre l’energy gap tra le popolazioni del mondo grazie alla collaborazione tra Ashoka – grande rete globale di innovatori sociali con sede principale in Francia – la fondazione connazionale Schneider Electric e al patrocinio della Fondation de France. I promotori dell’iniziativa hanno voluto presentare i progetti vincitori al Forum Sustainable Innovation nell’ambito dell’evento COP21 Forum di Parigi poiché ritenuto il contesto ideale per coinvolgere possibili investitori in progetti di imprenditori capaci di innovare l’attuale sistema di gestione dell’energia, inefficiente e iniquo perché acuisce il citato fenomeno della povertà energetica rendendosi, in un certo senso, causa del rischio di sopravvivenza di certe categorie della popolazione. Tutti i cittadini dovrebbero essere messi in condizione di vivere una vita dignitosa, diversamente dovrebbero impegnarsi per vedere garantito questo diritto. 
Il premio per il migliore progetto italiano è stato assegnato al presidente della cooperativa bolognese La Città Verde proprio per la sua chiara missione eco-socio-sostenibile: costruzione e sviluppo del bene comune fornendo servizi e prodotti di qualità a prezzo equo nel settore della cura del verde, della gestione e del recupero dei rifiuti, dell’installazione e manutenzione degli arredi urbani e dell’agricoltura sociale creando, nel contempo, opportunità di lavoro, socialità e integrazione in particolare per persone in difficoltà economiche. In breve, la cooperativa di Giorgio Rosso, soddisfa contemporaneamente i tre pilastri su cui si basa il concetto di sviluppo sostenibile: azioni sociali (inserimento lavorativo della popolazione locale svantaggiata), azioni ambientali (energia pulita e valorizzazione dei rifiuti in base al modello di economia circolare) e azioni economiche (riduzione dei costi energetici e di trattamento dei rifiuti). 
Nel premiato modello di cittàsperiamo replicabile presto anche in altre realtà similari- i rifiuti organici vengono trasformati in biocarburanti ecosostenibili, a basso impatto e costo. 
Le biomasse provengono dall’attività agricola o dalla trasformazione di rifiuti organici (scarti di potatura, scarti agricoli, imballaggi in legno non pericolosi) ed alimentano caldaie a legna di proprietà pubblica (scuole, impianti sportivi) oppure privata (residenze). Questo virtuoso sistema di gestione offre la possibilità al territorio di risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti (abbattendo inefficienze ingiustificabili e inaccettabili, tipiche delle municipalizzate altamente politicizzate) e nel contempo nell’approvvigionamento dei combustibili. La cooperativa, dunque, raccoglie i rifiuti in loco, li trasforma ai sensi della norma vigente e li fornisce all’utilizzatore finale, coinvolgendo lavoratori locali prioritariamente in difficoltà economiche riducendo i costi sociali. 
A partire dallo scorso febbraio i quattordici vincitori selezionati -su 270 partecipanti dei sei paesi europei nei quali si è svolto il concorso (Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Italia, Polonia e Regno Unito)- sono stati supportati dai promotori del concorso anche nella pianificazione di strategie di sviluppo personalizzate grazie a un programma di mentorship della durata di tre mesi. Per scoprire gli altri progetti premiati segnaliamo il sito italiano di Ashoka.

Migliori iniziative italiane in edilizia sostenibile: GBC Italia Awards

Migliori iniziative italiane in edilizia sostenibile: GBC Italia Awards

Premiati i migliori progetti e le migliori iniziative italiane nell’ambito dell’edilizia sostenibile. Lo scorso 13 ottobre sono stati proclamati i vincitori dei GBC (Green Building Council) Italia Awards. 
Il concorso premia i migliori progetti e le migliori iniziative italiane nell’ambito dell’edilizia sostenibile. Ecco i vincitori. 

ITALIAN LEADERSHIP AWARDS

L’Italian Leadership Awards è un premio tutto italiano ma collegato all’Europe Regional Network,la rete europea dei GBC che fa parte della più ampia rete mondiale del World GBC.I 3 progetti vincitori (1 per categoria), oltre al riconoscimento di eccellenza italiana, sono automaticamente candidati agli Europe Regional Leadership Awards 2017 (World GBC-ERN awards), con cadenza biennale. Per la categoria Leadership in Green Building Design e Performance il premio è stato conferito a Garretti Associati per il Building 1 – New Campus dell’Energy Park di Vimercate (MB), certificato Leed Platinum con punteggio 84/110. 

Leadership di Impresa e Sostenibilità

Nella categoria Leadership di Impresa e Sostenibilità si è contraddistinta Confindustria Ceramica per la costante attenzione alle tematiche ambientali ed energetiche sia nel processo di produzione che del prodotto ceramico stesso per qualificarlo sempre di più con un minor uso di risorse, assenza di sostanze pericolose, sicurezza d’uso. 

Leadership in Green Building

Per la categoria Leadership in Green Building nel settore pubblico è stato proclamato vincitore il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara – Centro ricerche Architettura>Energia con il progetto Unife Sostenibile – Screening energetico del patrimonio edilizio dell’ateneo di Ferrara e proposte preliminari per la fase di programmazione degli interventi di retrofit. 


PREMIO MIRNA TERENZIANI

Il Premio Mirna Terenziani dedicato alle donne della comunità di Green Building Council Italia è stato assegnato a due vincitrici ex aequo, che svilupperanno i loro progetti innovativi nel corso dell’anno a venire: Giorgia Lorenzi di Strategie Srl con il progetto GreenTelling; Daniela Guarneri dell’Università di Trento con il progetto di Recupero degli Edifici Storici 

CHAPTER DELL’ANNO

Novità dell’anno 2016, il Premio Chapter dell’Anno assegnato alla squadra dei soci del Chapter Abruzzo- Molise perché, nonostante la dimensione esigua della sezione territoriale, le attività svolte sono state tante e l’impegno profuso è stato ampiamente percepito in tutte le categorie di valutazione.

Edificio verde cattura-smog a Bruxelles

Edificio verde cattura-smog a Bruxelles

Vincent Callebaut trasforma il Centro Botanico di Bruxelles in un edificio ricoperto di verde e alimentato a energia solare e eolica
Un edificio ricoperto di verde, che cambierà colore con le stagioni e che catturerà lo smogdella città. Il Centro Botanico di Bruxelles cambia letteralmente volto. A trasformare il vecchio edificio costruito nel 1977, un ‘mostro di cemento’ fatto di 274 moduli in cls tutti uguali, sarà il noto eco-architetto belga Vincent Callebaut, che della sostenibilità ha fatto il suo mantra professionale. Secondo l’architetto non si deve parlare di riqualificazione ma di metamorfosi.
La metamorfosi intende la trasformazione del bruco in farfalla. La metamorfosi non significa sradicare il passato, ma piuttosto integrare il meglio del passato nel nostro futuro- spiega Callebaut- l’architettura di oggi è in grado di implementare la ‘solidarietà energetica’ tra un pezzo di patrimonio architettonico e principi innovativi di edilizia sostenibile”. 
Nel ‘nuovo’ Centro Botanico, cambiato anche nel nome – Botanic Center Bloom, ovvero il fiore del centro botanico- l’architetto ha inserito 10.000 piante che cattureranno 50 tonnellate di ossido di carbonio ogni anno. La vegetazione crescerà nei singoli moduli in cemento che verranno trasformati in fioriere, andando a comporre un vero e proprio involucro che coprirà le tre facciate dell’edificio. 
L’idea è quella di selezionare, con il supporto degli esperti botanici, con una certa dovizia le specie vegetali, di modo che possano colorare con uniformità l’edificio a seconda delle stagioni. L’obiettivo è infatti anche quello di dare una nota di colore e di bellezza al grigio paesaggio urbano. 
Il progetto di Callebaut prevede inoltre l’aggiunta sul tetto di una struttura, chiamata Crisalide, fatta di cavi arcuati in glulam e acciaio che potrà essere utilizzata per l’organizzazione di eventi e attività o semplicemente come osservatorio privilegiato sulla città. 
Ma non è tutto qui, l’edificio sarà anche autosufficiente dal punto di vista energetico. 
E’ prevista l’installazione di un impianto fotovoltaico da 600 mq e di 40 turbine eoliche, sempre in copertura. Complessivamente si dovrebbe arrivare a una produzione di energia rinnovabile pari a 128,340 kWh, sufficiente a coprire parte dei consumi del Centro Botanico.