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Un’abitazione sensibile al clima

Si chiama Wall House, perché dentro è come vivere all’interno di un muro, ed è la casa tutta ecosostenibile che l’architetto indiano Anupama Kundoo ha costruito per sé ad Auroville poco più di 10 anni fa. Una casa in mattoni non è poi un’idea così originale, ma qui l’uso che si fa dei materiali è sapiente perché dettato solo dal risparmio energetico e dal comfort climatico, culmine e fulcro delle ricerche dello studio della talentuosa Anupama. 
IL PROGETTO: UN’ ABITAZIONE SENSIBILE AL CLIMA 
Anupama Kundoo è una di quelle personalità in cui convivono culture diverse: viene dall’India, dove studia e muove i suoi primi passi da progettista, che ben presto lascia per trasferirsi in Europa e in Australia come docente universitaria. Dall’ India, Paese che sta conoscendo una crescita urbana sorprendente ed inarrestabile, coglie l’importanza degli studi sul clima e salute come fondamenti per porre le basi di un nuovo linguaggio architettonico, dall’ esperienza europea trae ispirazione per tracciare le linee guida per una pianificazione ecosostenibile, a scala urbana ed architettonica, che tenga in considerazione i crescenti bisogni della collettività. 
 Il progetto della Wall House racchiude in sé tutti gli studi compiuti dalla Kundoo, tanto da spingerla a presentarlo negli spazi della Biennale in scala 1:1. 
Apparentemente l’abitazione presenta una planimetria ardita, che in realtà è motivata da scelte ben precise. La pianta è lineare, orientata in direzione Sud-Est e con un’articolazione spaziale che ricalca le abitudini quotidiane dell’architetto, prediligendo spazi ampi e generosi per i collegamenti, per le terrazze e la zona giorno, mentre le camere private sono alcove in cui ritirarsi. È uno spazio lungo e stretto (appena 2,2 metri), inserito tra due pareti in mattoni, con tutte le attività disposte in fila come le carrozze di un treno. Linee chiare e giochi di volumi che si compenetrano fanno sì che dal giardino sia difficile intuire dove inizia “l’ interno” e finisce “l’esterno”. 
Il prospetto a S-E è costituito da una struttura il legno, una seconda pelle trasparente che permette di incorniciare il tramonto, mentre la volta aggettante fornisce ombre e frescura. Il risultato è un edificio che respira e che si piega ai mutevoli bisogni dell’ uomo, soprattutto per garantire il giusto comfort climatico, anche attraverso la regolazione stagionale delle imposte delle finestre. Lo spessore delle pareti (di 30, 20 o 10 cm) varia in base alla funzione dei setti, dei vani e delle temperature, inoltre il ricorso in alcuni spazi alla doppia altezza facilita la circolazione dell’aria. La massiccia mole della residenza risalta tra il verde degli alberi per l’uso dell’Achakul, il mattone indiano di 19 x 10 x 3 cm, ma nonostante ciò vive in completa armonia con la foresta, grazie a terrazze e vasche d’acqua. 
L’USO DELLA TERRACOTTA E I SUOI VANTAGGI 
È un’abitazione spartana ed essenziale negli arredi e nelle finiture: se si esclude il tavolo della zona giorno, ricavato dal tronco di un palissandro quasi morto, tagliato e senza trattamenti superficiali, l’unico elemento decorativo e di dialogo è la terracotta nelle sue molteplici declinazioni. È a questo materiale che l’architetto si affida per creare soluzioni tecnologiche che hanno enormi vantaggi. L’Achakul, legato con malta per erigere le pareti e le volte, è posto in opera riducendo al minimo il ricorso al cemento (usato nella miscela solo al 15-20% per infondere inizialmente maggiore resistenza al legante). 
Insieme al mattone indiano troviamo le tessere di “guna”, cotte in forni a temperature elevatissime, che come l’achakul non necessita di finiture superficiali e viene lasciato a faccia vista per creare una variazione di colore. L’intradosso dei solai intermedi è apparentemente decorato con vasi, un tempo presenti nelle cucine ed ora quasi in disuso. In realtà l’ impiego dei “terracotta filler slabs” è necessario esteticamente per creare l’illusione della profondità e fisicamente per aumentare lo spessore della soletta risparmiando acciaio e riducendo al tempo stesso il volume di calcestruzzo creando dei vuoti. Questa soluzione permette di risparmiare circa il 60% di materiale e ridurre del 30% i costi totali. Volte piane e basse sono ottenute con l’ausilio, nell’ intradosso, di mattoni trapezoidali forati, assemblati tra le travi con il minimo impiego di acciaio di rinforzo. In terracotta sono anche i tubi svasati (“terracotta interlocking tubes”) che una volta impilati e affiancati permettono di ottenere una volta a catenaria che non richiede l’uso di acciaio strutturale, ma solo un’ossatura leggera per dare la forma alla catenaria. Da sole queste volte isolano il tetto con il solo ausilio di materiali locali assemblati velocemente.
L’uso di questi elementi presenta notevoli vantaggi
le coperture non necessitano di strutture di supporto e di orditure (travicelli in legno); 
gli elementi possono essere realizzati dai vasai del villaggio, investendo così nell’economia locale; 
si riducono i costi di costruzione e di trasporto ; 
l’assemblaggio è veloce perché gli elementi sono modulari; la texture di tubi, vasi e mattoni ha un’elevata valenza estetica e non necessita di finiture ulteriori; 
le strutture diventano energeticamente efficienti; le cavità degli elementi hanno un effetto isolante, assicurando il giusto comfort climatico. 
Queste soluzioni, insieme alla ridotta domanda di energia dell’abitazione, ottenuta col la semplice applicazione dei principi di bioclimatica per il guadagno solare passivo, l’uso del solare fotovoltaico per produrre energia elettrica e riscaldare l’acqua, ha reso l’abitazione completamente ecosostenibile ed interessante quel tanto che basta da “portarla” a Venezia, dove è possibile visitarla e studiarne i particolari costruttivi, lasciati appositamente incompleti in alcuni punti per comprenderne la costruzione. La riproduzione in scala reale della Wall House è stata realizzata da artigiani indiani con la collaborazione degli studenti dello IUAV e dell’Università di Queensland, uno scambio culturale tra 3 continenti in tema con il Commond Ground che dà il titolo all’ultima Mostra Internazionale d’Architettura.