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Marmo high tech per pavimenti ecologici

Nel campo della bioedilizia la tecnologia offre soluzioni innovative con prodotti migliorativi dal punto di vista tecnico ed ecologico per la costruzione, l’ arredamento e la manutenzione degli edifici.
Anche per quanto riguarda i materiali per
pavimenti e rivestimenti, si è assistito negli ultimi anni ad una rapida evoluzione tecnologica che si è concretizzata in un materiale dalle valenze estetiche universali e dalle prestazioni superiori: il marmo high – tech, che non è un’ imitazione del marmo di cava, ma la rielaborazione di materiali da sempre ai vertici della creazione architettonica.
Un moderno e complesso processo industriale riproduce con materie prime naturali la bellezza intramontabile delle pietre, arricchendola di qualità tecniche ottimali in termini di resistenza e durata nel tempo. La tecnologia è in grado quindi di restituirci materiali che rappresentano da un lato la continuità con la cultura e il gusto formatosi nei secoli, dall’ altro l’ innovazione, che ne amplia notevolmente le potenzialità applicative grazie a nuove performance.
In sintesi il
marmo high – tech è un’ opportunità per tutti di apprezzare i vantaggi di un materiale pregiato, funzionale e durevole al tempo stesso e un’ alternativa anche dal punto di vista bioecologico ai materiali di cava. Ha la stessa origine: è composto esclusivamente da materie prime naturali e minerali, trasformate da un processo di produzione analogo a quello della formazione delle rocce sulla terra (in natura, infatti, il marmo è nato dalla trasformazione di diverse materie prime nel corso di lunghe ere geologiche).
Sottoposte a pressione e temperature elevate, queste materie prime selezionate da tutto il mondo danno vita ad un materiale estremamente compatto, omogeneo nell’ intera massa e praticamente inassorbente. Qualità che assicurano una notevole resistenza all’ abrasione, alla flessione, al gelo e agli agenti chimici e ne consentono l’ utilizzo anche in ambienti ad elevato calpestio e in applicazioni esterne.

Bello e facile da pulire
Resistente alle macchie, per il coefficiente di assorbimento quasi nullo, che ne preserva la bellezza a lungo nel tempo e rende più agevole la cura quotidiana di un pavimento o di un rivestimento in marmo high – tech: è sufficiente, infatti, rimuovere la polvere e lavare periodicamente con normali detergenti.
Addio, quindi, alle cere lucidanti, con evidente risparmio di tempo e di energie. Se le pavimentazioni sono sottoposte a forti condizioni di sporcabilità, la resistenza del marmo high – tech alle sollecitazioni fisiche e chimiche rende possibili operazioni di pulizia più vigorose senza alcun danno per le superfici.
Le caratteristiche tecniche ed estetiche del marmo high – tech, uniformi in tutto lo spessore, consentono le stesse lavorazioni delle pietre ornamentali, come la levigatura e lucidatura, che ne mettono in risalto la ricchezza cromatica e le venature. E a differenza dei materiali nati dai processi geologici naturali, caratterizzati da significative variazioni di qualità, sia per quanto riguarda le differenze cromatiche che le eventuali imperfezioni strutturali, il marmo high – tech ha una costanza qualitativa eccezionale.

Innovativo e biocompatibile
Adatto quindi per progetti di architettura sostenibile. Istituzioni, progettisti e utenti, negli ultimi anni, prestano sempre maggiore attenzione alla qualità bioecologica dei prodotti edili. La scelta dei materiali per pavimentazioni e rivestimenti viene normalmente effettuata sulla base di criteri tecnici, economici ed estetici.
La Direttiva CEE 89 / 106 del 21 / 12 / 1998 relativa ai Prodotti da Costruzione (recepita in Italia con DPR 246 del 21 / 04 / 1993) indica i requisiti che questi prodotti devono possedere per circolare liberamente nel mercato europeo. In particolare, al paragrafo REQUISITI ESSENZIALI, punto 3, prescrive che: L’ opera deve essere concepita e costruita in modo da non compromettere l’ igiene o la salute degli occupanti o dei vicini e in particolare in modo da non provocare sviluppo di gas tossici, presenza nell’ aria di particelle o di gas pericolosi, emissione di radiazioni pericolose inquinamento o tossicità dell’ acqua o del suolo, difetti nell’ eliminazione delle acque di scarico, dei fumi e dei rifiuti solidi o liquidi, formazione di umidità su parti o pareti dell’ opera.

Marmo high – tech e qualità ambientale
Poichè i pavimenti costituiscono una delle superfici più ampie in qualsiasi costruzione, è evidente che la scelta di materiali appropriati può contribuire a limitare sensibilmente l’ inquinamento indoor, in quanto:* non emette nell’ ambiente sostanze nocive o tossiche, come polveri e composti organici volatili* non favorisce la crescita di microrganismi nocivi* non assorbe e quindi non rilascia polvere e agenti inquinanti presenti nell’aria, a differenza dei rivestimenti tessili e dei materiali sintetici* non presenta livelli di radioattività naturale preoccupanti per la salute delle persone* può essere pulito ed igienizzato anche con sistemi naturali, come aceto rosso o elettrodomestici a vapore* non richiede l’ impiego di sostanze inquinanti o tossiche per la lucidatura, poiché viene levigato e lucidato in fabbrica con sistemi meccanici* non richiede l’ utilizzo di cere dopo la posa o successivamente nel tempo* è un materiale incombustibile e quindi anche in caso di incendio non sviluppa gas tossici e non contribuisce a propagare le fiamme* può essere posato utilizzando prodotti bioecologici.

Posa rigorosamente bio
Per la posa del marmo high – tech possono essere utilizzati prodotti bioecologici: adesivi altamente traspiranti, elettrostaticamente neutri e privi di emanazioni tossiche o radioattive. Sono in commercio sigillanti per fughe utilizzabili per pavimentazioni e rivestimenti interni, che non contengono materiali di sintesi inquinanti e sono particolarmente indicati per cantieri con impostazione bioecologica.

Il campo d’ utilizzo
I progetti di architettura d’ interni e d’esterni realizzati con marmi, graniti, pietre, travertini di produzione industriale sono numerosi e inseriti in contesti diversi. Sono progetti di architettura di design, architettura moderna, architettura bioecologica, architettura residenziale, architettura civile, architettura industriale, architettura commerciale, architettura religiosa, architettura minimalista. Il marmo high tech, per le prestazioni superiori di facciate ventilate, pavimenti e rivestimenti, ha un vasto campo di utilizzo: case, edifici, appartamenti, ville, condomini, banche, uffici, studi, centri congressi, aeroporti, stazioni, negozi, centri commerciali, autosaloni, show room, ristoranti, bar, hotel, alberghi, chiese, musei, teatri, cinema, scuole, università, discoteche, centri benessere.

[ fonte: www.mondocasablog.com ]

Facciata ventilata per l’ isolamento termoacustico

La parete ventilata è un sistema di rivestimento che conferisce agli edifici eleganza e funzionalità grazie alle sue pregiate caratteristiche estetiche e ai notevoli vantaggi di isolamento termo – acustico e risparmio energetico. La parete ventilata rappresenta l’ ultima e più complessa evoluzione dell’ isolamento esterno. Nel periodo estivo, la possibilità di utilizzare alti spessori di isolamento, senza timore di causare pericolose tensioni nel rivestimento, offre un’ interessante alternativa ai sistemi a cappotto con rivestimenti continui di intonaco plastico.

Cos’ è?
È una tecnica d’ isolamento termico che viene effettuata dall’ esterno e sfrutta la ventilazione di una camera d’ aria creata fra l’ isolante ed il rivestimento esterno, assicurando all’ edificio un elevato comfort abitativo, grazie ad una camera di ventilazione naturale posta fra strutture murarie e rivestimento. Per differenza termica, nell’ intercapedine si produce un naturale movimento ascensionale dell’ aria che migliora l’ isolamento termico dell’ edificio.
D’ estate, in particolare, la parete ventilata garantisce un efficace e naturale smaltimento del calore accumulato sulla parete dall’ irraggiamento solare. Infatti, la Facciata Ventilata è un sistema protettivo delle pareti ad elevata traspirabilità che permette all’ umidità prodotta all’ interno dell’ alloggio di diffondersi all’ esterno, mantenendo sia i muri che i pannelli d’ isolamento asciutti e in condizioni ideali per l’ isolamento e la conservazione.

I materiali
Per l’ ottimizzazione dell’ isolamento termico favorito dalle pareti ventilate di un edificio, possono essere usati elementi di varia natura, ma obbligatoriamente resistenti ad eventi atmosferici, che presentino un’ inalterabilità dei colori nonostante la permanente esposizione ai raggi solari e un livello di assorbimento e abrasione particolarmente basso. E soprattutto materiali biocompatibili e conformi ai dettami dell’ Architettura Bioecologica, divenendo un valore aggiunto alla facciata ventilata.
Questo sistema di isolamento della parete esterna ha costi elevati, ma somma ai vantaggi della coibentazione a cappotto quello di un’ efficace ventilazione della struttura muraria. Proprio grazie alla valorizzazione estetico – prestazionale nettamente superiore alla classica muratura, le pareti ventilate sono oggi guardate con crescente interesse ed applicate sempre più diffusamente. Andare incontro alle esigenze di contenimento del consumo energetico e dare un aspetto architettonico moderno e innovativo è ciò che questo sistema riesce a soddisfare conciliandosi bene con le richieste funzionali e prestazionali più impegnative.

Caratteristiche
Risparmio energetico, estetica e qualità sono le caratteristiche principali su cui si fonda l’ edilizia moderna, prestando sempre un occhio di riguardo ai dettami della Bioedilizia e dell’ Architettura Bioecologica. Da qui nascono le nuove tecnologie di costruzione, che permettono di edificare case sane, belle e durature nel tempo. Le pareti ventilate sono, appunto, tra le ultime tecnologie create per il vivere sano, anche se il sistema di rivestimento esterno è più complesso del classico rivestimento a colla, che permette però numerosi vantaggi energetici, funzionali ed estetici. La struttura delle pareti ventilate è composta da più elementi che insieme sviluppano un vero e proprio sistema di riscaldamento e ventilazione naturale, oltre che rappresentare una fonte di investimento per il futuro della propria abitazione.

I vantaggi termici ed energetici
Lo strato di ventilazione apporta numerosi vantaggi energetici: nel periodo estivo apporta una ventilazione continua della muratura esterna, grazie al moto ascensionale d’ aria, attenua l’ afflusso termico che tenta di penetrare all’ interno dell’edificio e facilita l’ evaporazione dell’ acqua depositata durante la costruzione; nei periodi più freddi si ha invece una limitata fuoriuscita termica dall’ interno verso l’ esterno, dovuta all’assenza di ponti termici, e una più rapida dispersione del vapore acqueo che si forma nei periodi invernali, mantenendo gli ambienti interni più caldi.

Protezione dagli agenti atmosferici
Essendo l’ acqua piovana e il ghiaccio tra le cause principali di degrado dei manufatti edili (oltre ai gas presenti nell’ aria), la perfetta protezione delle strutture murarie è un risultato notevole, anche in considerazione dell’aspetto manutentivo dei fabbricati. Ricerche svolte in Istituti Nord Europei, hanno dimostrato come una Facciata Ventilata con paramento esterno a modulo 60 x 60 cm e posato a giunti aperti di spessore di circa 8 mm consente un ingresso d’ acqua molto ridotto, anche in presenza di vento sostenuto.

Protezione termica
Con la Facciata Ventilata si può realizzare anche un corretto isolamento termico, non solo a norma di legge, ma privo dei difetti che generano condense e muffe all’ interno degli alloggi, fonte di squilibri tra i componenti e quindi causa di crepe e distacchi di porzioni di facciata.

[ fonte: www.mondocasablog.com ]

Un “cappotto” per la casa: coibentazione termica per muri esterni

Il cappotto per l’ isolamento termico e per un abitare che garantisce un basso consumo energetico pur mantenendo tutto il comfort abitativo. Isolamento termico significa innanzitutto tutela ambientale. Isolare la vostra casa rispettando le più severe norme costruttive, significa ottenere un perfetto consumo energetico, beneficiare degli incentivi fiscali sul rispetto ambientale, assicurare un’ atmosfera di vero benessere e, allo stesso tempo, dimostrare sensibilità verso l’ ambiente, poiché un minor dispendio energetico comporta automaticamente meno emissioni di sostanze nocive (es. produzione di CO2 nell’ aria) e un minor sfruttamento delle risorse naturali sempre più rare e preziose.

L’ isolamento termico delle pareti esterne
Le tecniche sono diverse, in rapporto alla diversa successione degli strati e al conseguente differente comportamento della struttura sulla quale sono posizionati. Tuttavia è da tener presente che la scelta del tipo di coibentazione dipende da particolari vincoli (statici, estetici, di ingombro), che non consentono un’ effettiva ottimizzazione tecnico – economica. L’ isolamento termico può essere realizzato dall’ esterno, dall’ interno o nell’ intercapedine.

Isolamento dall’esterno
È indubbiamente la soluzione più efficace per isolare bene un edificio: in particolare è molto conveniente quando è comunque previsto un rifacimento della facciata. Le soluzioni adottabili sono essenzialmente due: Isolamento “a cappotto” e Isolamento a parete ventilata.

Isolamento a cappotto
Consiste nell’ applicare sulla faccia esterna della parete un pannello di materiale isolante ricoperto da un intonaco, rinforzato da un’ armatura e completato da uno strato di finitura. Questo tipo di coibentazione consente di eliminare i ponti termici e i fenomeni di condensazione del vapore acqueo, migliora l’ inerzia termica dell’ edificio ed aumenta la temperatura superficiale degli strati costituenti la struttura edilizia. I materiali più usati sono il polistirene espanso e la lana minerale; sono da evitare feltri in fibre minerali per le loro scarse caratteristiche meccaniche. Solitamente la posa del cappotto è effettuata a circa 2 m sopra il piano di calpestio per evitare danni da urti. Naturalmente i materiali isolanti devono avere ottime caratteristiche meccaniche e tecniche per resistere agli agenti atmosferici e consentire una posa adeguata, affinché i dati prestazionali dei cappotti esterni garantiscano idonea permeabilità al vapore e capacità di assorbimento dell’ acqua meteorica quasi nulla.

Il cappotto in sintesi
Consiste nell’ installazione di un particolare materiale isolante sui muri esterni dell’ abitazione, per ridurre in modo significativo le dispersioni termiche ed eliminare così tutti i problemi connessi. Una casa isolata male normalmente disperde molta energia all’ esterno e quindi necessità di una spesa maggiore per il riscaldamento invernale e il condizionamento estivo. Nelle abitazioni il flusso termico attraverso le pareti fluisce verso l’esterno nei periodi freddi e verso l’ interno nei periodi estivi; i criteri essenziali per ridurre questo naturale fenomeno sono:* impedire che il calore attraversi le pareti per conduzione,* impedire che la parete perda calore per irraggiamento.

Il ‘cappotto‘ permette anche l’ eliminazione dei ponti termici rappresentati dalle zone nella struttura dell’ abitazione realizzate con materiali che conducono agevolmente l’ energia termica (per esempio il calcestruzzo usato nelle parti portanti) e che possono causare la formazione di muffe e umidità localizzate, oltre che una perdita di calore. Il risultato finale si presenta esteticamente come una normale parete intonacata, dura e consistente al tatto; solo tambureggiando con le nocche delle dita si può udire un rimbombo molto attenuato che evince la presenza, nel substrato, di un materiale leggero ed isolante.

[ fonte: www.mondocasablog.com ]

Bioarchitettura. Il tetto verde: un impianto di climatizzazione naturale

Una soluzione ecologica ottimale per migliorare il clima della nostra terra.
Studi condotti da un laboratorio specializzato dell’ Università di Berkeley (S. Francisco, California) hanno evidenziato che nelle grandi città le temperature estive in media sono superiori di circa 5 gradi Fahrenheit rispetto a quelle dei sobborghi con giardini. E che quanto più la temperatura è elevata tanto più rapida è l’ attività chimica che produce l’ inquinamento.
A Los Angeles, ad esempio, un grado Fahrenheit in più comporta un aumento di inquinamento attorno al 3%. Sulle coperture trattate con materiali neri bituminosi le temperature, nei mesi più caldi, possono superare i 50 gradi centigradi. Le coperture a verde, invece, proteggono il
tetto dai raggi UV, dalle intemperie e dai danni meccanici, riducendo a 40° la differenza di temperatura (un valore sopportabile) e raddoppiando la durata del tetto stesso, favorendo nel contempo un ambiente interno gradevole in qualunque stagione.
I tetti inverditi rinfrescano e inumidiscono l’ aria trattenendo le particelle di polveri (fino all’ 85%) e delle precipitazioni (più del 50%). Le acque raccolte evaporano così in modo naturale, anziché scomparire nei pozzetti sotto forma di costose acque di scarico. E non solo. Contribuiscono anche alla depurazione naturale dell’ aria, riducendo gli agenti inquinanti fino al 95% in 48 ore.
I risultati di uno studio diretto dal Prof. H.J. Liesecke hanno dimostrato che gli inverdimenti estensivi con muschi e piante grasse riescono a ridurre efficacemente gli agenti inquinanti dei gas di scarico, confermando che il
tetto verde è un fondamentale elemento disinquinante: letteralmente consuma il calore, il quale viene trasformato in energia che, a sua volta, alimenta erba e piante, si trasforma cioè in biomassa.
Una simulazione relativa a Los Angeles indica che le coperture a verde sui tetti, con la conseguente diminuzione della temperatura, produrrebbero una riduzione pari al 10% del livello di ozono e l’ eliminazione dello smog pari alla sostituzione di una percentuale rilevante delle automobili con altre ad emissione zero. Recenti studi hanno anche evidenziato che le coperture a verde abbattono quasi al 100% le onde elettromagnetiche (ripetitori TV, cellulari, ecc).

Perché un tetto verde?
Per la straordinaria quantità di vantaggi rispetto alle tradizionali soluzioni in coppi o alle squallide coperture dei palazzi cittadini: 1) È bello da vedere e, secondo i casi, fruibile. 2) Protegge la copertura
riducendo l’ escursione termica giornaliera e stagionale. 3) Aumenta l’ isolamento termico e acustico dell’ edificio4) Riduce l’ inquinamento dell’ aria intrappolando le polveri sottili

Tutti questi vantaggi riguardano la casa e il quartiere che la circonda. Nell’ aspetto paesaggistico e soprattutto per quartieri di piccole case, che potrebbero armonizzarsi completamente con i loro giardini. La copertura può garantire un’ escursione di meno di 30° tra inverno ed estate (contro i 100° cui può arrivare un tetto tradizionale), proteggendo la struttura portante del tetto dalla dilatazione e dalla contrazione termica e realizzando così un isolamento termico che consente un discreto risparmio di energia per il riscaldamento (il tetto, infatti, è la via di fuga preferita per il calore) e riduce, di conseguenza, la necessità di emettere fumi per il riscaldamento stesso.
Da non dimenticare che l’ intrappolamento di inquinanti atmosferici produce un grande vantaggio ambientale, per cui, se applicato su larga scala nelle città, il tetto verde consente una discreta diminuzione dell’ effetto isola di calore (per approfondimenti sul tema: Meteo.it).
Va tuttavia precisato che il tetto verde può andare bene per case nuove, ma non è economico metterlo sul costruito esistente. Oltre che richiedere delle cure (va innaffiato se non piove da settimane), è più costoso di quello tradizionale e può essere messo a dimora solo se la struttura portante regge carichi che vanno dai 100 kg (tetto inclinato) ai 300 kg (tetto piano con giardino a piccoli arbusti) al metro quadro.

Il tetto verde in Italia?
Pare che anche nel nostro Paese si stia sviluppando il mercato del verde pensile, nel quale fanno scuola i tedeschi, sia per la normativa edilizia che per le tecnologie e le imprese più all’ avanguardia. L’ idea è quella di sostituire la normale copertura del tetto con un vero e proprio giardino; è praticabile sia nei tetti piani di grande superficie che nei tetti inclinati di piccole casette familiari. Ovviamente nel primo caso lo spazio sarà anche a disposizione come area ricreativa, nel secondo no.
Sono attive in Italia aziende specializzate. Eventuali incentivi previsti dal regolamento edilizio e distribuiti tramite bando non sono ancora una realtà per il verde pensile. Unico esempio, finora, viene dal Comune di Bolzano, che ha aperto la strada favorendo lo sviluppo dei tetti verdi tramite l’ obbligo sulle nuove costruzioni di avere il certificato casaclima (una sorta di bollino simile a quelli posti sugli elettrodomestici, che certifica il consumo energetico delle abitazioni).
Sul territorio italiano è presente l’ associazione di categoria AIVEP (Ass. Italiana Verde Pensile) e ci sono stati eventi di sensibilizzazione pubblica per la diffusione di questa innovazione da parte di Legambiente e SkyGardenProject. Non esistono però incentivi su grande scala per grandi città, come invece avviene per il Green roof pilot program, a Toronto. In molte città della Germania oltre il 13% degli edifici ha il tetto verde.

Approfondimenti
Per quanto riguarda gli aspetti relativi al comportamento termico di alcune soluzioni ecologiche, che adottano la vegetazione come elemento termoregolatore dell’ involucro edilizio, soffermandosi in particolare sulla tecnologia del tetto verde, occorre precisare che, se da un lato sono più o meno noti i vantaggi di carattere estetico, ecologico (miglioramento del microclima urbano, regimazione idrica, filtraggio delle polveri, benefici psicologici per l’ uomo) ed economico (maggiore durata dell’ impermeabilizzazione, aumento di valore degli immobili), dall’ altra non sono ancora sufficienti le informazioni relative alle prestazioni termiche di tale sistema di copertura, che consentirebbero di adottarlo con maggior consapevolezza e di giustificarne l’ utilizzo, nonostante i costi di realizzazione e di manutenzione superiori ai tradizionali sistemi di copertura, alla luce di un possibile risparmio energetico.

I vantaggi derivanti dal Tetto Verde:
– isolamento termico
– regolazione del deflusso delle acque meteoriche
– lunga durata dell’ impermeabilizzazione
– depurazione e ossigenazione dell’ aria
– riduzione delle polveri (particolato solido) in sospensione nell’ aria
– difesa da inquinamento acustico
– disponibilità di nuovi spazi per il ciclo vitale di insetti e uccelli

[ fonte: www.mondocasablog.com ]

Nasce in Puglia il distretto dell’ edilizia sostenibile

Nuove opportunità per lo sviluppo del comparto delle costruzioni.
È stato riconosciuto dalla Regione Puglia il Distretto produttivo dell’ edilizia sostenibile, un’ aggregazione di attori pubblici e privati creata con l’ obiettivo di diffondere sul territorio un nuovo modo di costruire finalizzato a realizzare un prodotto edilizio più evoluto che minimizzi l’ utilizzo delle risorse ambientali.
L’ opportunità è stata offerta dalla legge regionale n. 36 / 2007 sulla Promozione e riconoscimento dei distretti produttivi, uno strumento che favorisce l’ unione di imprese per comparti produttivi o filiere in cui si coniugano produzione, ricerca, innovazione e formazione degli operatori, finalizzate ad incrementare la competitività e a conquistare fette di mercato attraverso proposte innovative.
Promosso e coordinato da ANCE Puglia, il Distretto dell’ edilizia sostenibile coinvolge più di 150 attori, tra imprese edili, produttori di materiali, sindacati, associazioni di categoria, ordini professionali, centri di ricerca come CETMA ed ENEA, l’ Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale, istituti di credito, scuole di formazione professionale, Università e Politecnico di Bari.Il Distretto si propone di diffondere una nuova cultura costruttiva e favorire il mercato delle costruzioni ecosostenibili in Puglia che, secondo le stime dell’ Enea, potrebbe toccare nel 2019, tra edilizia residenziale e non residenziale, gli 8 miliardi di euro con una domanda di materiali ecocompatibili pari a circa 2 miliardi di euro; attraverso la creazione di reti di imprese del settore il distretto intende sviluppare la qualità costruttiva e l’ utilizzo di materiali ecocompatibili in linea con le esigenze dell’ edilizia sostenibile, sostenere strategie di recupero del territorio e degli edifici per innalzare la qualità della vita dei suoi abitanti, formare nuove figure professionali specializzate nell’ edilizia sostenibile, promuovere la ricerca scientifica e l’ innovazione tecnologica finalizzata ad implementare l’ edilizia sostenibile nella regione.
“Il riconoscimento del Distretto – ha dichiarato Salvatore Matarrese, presidente ANCE Puglia – ha una particolare valenza in questo momento di crisi per il comparto delle costruzioni. Rappresenta un’ interessante opportunità di collaborazione ed integrazione a livello regionale tra mondo imprenditoriale, della formazione e della ricerca per consolidare la filiera delle costruzioni e creare un polo di eccellenza strategico sia nel costruire sostenibile che nel modello di partenariato pubblico – privato che andrà a determinarsi”.
L’ Ance Puglia ha la rappresentanza regionale della categoria imprenditoriale inquadrata nel sistema associativo facente capo all’ Ance (Associazione Nazionale Costruttori edili). In particolare rappresenta e tutela i costruttori nei rapporti con le istituzioni e le amministrazioni regionali, con le rappresentanze politiche economiche, sindacali e sociali e con ogni altra componente regionale della società. Inoltre promuove esamina e tratta i problemi specifici della categoria a livello regionale, assume le relative determinazioni ed interviene presso le Autorità, enti ed Amministrazioni competenti per la risoluzione degli stessi. L’ attività dell’ Ance Puglia si esplica in conformità agli scopi e funzioni stabilite dallo statuto approvato dall’ Ance.

[ Fonte: Ufficio stampa SEC Mediterranea ]