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Modulo a parete che pulisce l’aria

Ridurre i carichi energetici e migliorare la qualità dell’aria, purificandola.
E’ quanto promette il nuovo sistema di parete attiva messo a punto dal Centro di Architettura Scienze ed Ecologia di New York.

Radici all’aria=maggiore capacità depurativa.

Il progetto richiama la tecnologia brevettata dalla NASA e adottata da VittoriLab: per migliorare la qualità dell’aria vengono utilizzate determinate piante, in grado di assorbire molto rapidamente le emissioni di anidride carbonica. In questo caso, l’impianto sfrutta il potenziale depurativo delle piante idroponiche, le cui radici sono lasciate esposte all’aria: un espediente che consente di aumentare la capacità disintossicante delle piante di oltre il 200%, spiegano gli scienziati che hanno seguito i lavori in laboratorio.

Schermata modulare.

Nella parete – per il momento ancora in fase di prototipo -, le piante sono installate in una schermata modulare che funge da vero e proprio polmone e canalizza il movimento dell’aria attraverso la griglia verde. Un telaio di supporto mantiene le piante in posizione, mentre un sistema di irrigazione goccia a goccia fornisce acqua fresca a ciascuna specie vegetale.

Per ogni tipo di spazio.

Il sistema – per il quale si possono utilizzare semplici piante verdi come le felci o anche piante arrampicanti come l’edera o di muschio – è pensato per essere installato sia in ambienti ampi, che in spazi più ridotti: l’impatto di una parete a quattro moduli – spiegano i ricercatori – equivale a quello di circa 1000 piante riunite insieme.

Tossine digerite dai rizomi delle piante.

La parete lavora incessantemente come filtro naturale: l’aria viziata degli ambienti chiusi circola attraverso la griglia vegetale, dove viene depurata dalle sue tossine, che vengono completamente digerite dai rizomi delle piante, senza che però questo comprometta la salute delle piante. A processo terminato, l’aria pulita viene rimessa in circolo nell’ambiente, arricchita di ossigeno e fresca.
Ora il modulo verde aspetta di essere testato in un edificio pubblico di New York, dove verrà installato nell’atrio principale; l’idea, però, spiega il team di ricercatori, è quella di farlo diventare presto un sistema accessibile e diffuso in tutto il mondo.