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Dal 2021 solo case verdi

Tutti gli edifici costruiti dopo il 31 dicembre 2020 dovranno avere elevati livelli di risparmio energetico e garantire che i loro bisogni energetici vengano coperti con una elevata percentuale di fonti rinnovabili, prodotta sul posto o nelle vicinanze. Questi i punti chiave dell’accordo raggiunto tra i rappresentanti del Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea per la revisione della Direttiva CE/91/2002 sul rendimento energetico in edilizia.
Sarà il settore pubblico a dover dare per primo il buon esempio: potrà possedere o affittare soltanto questo tipo di costruzioni già dalla fine del 2018, favorendo la conversione degli edifici esistenti verso gli standard a impatto ambientale zero.
Gli Stati membri dovranno invece garantire che i certificati energetici siano consegnati per tutti gli edifici costruiti, venduti o affittati ad un nuovo inquilino, anche per immobili con cubatura superiore ai 500 m2 occupati da un servizio pubblico e spesso visitati dal pubblico. Poi, cinque anni dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, questa soglia sarà abbassa a 250 m2.
I certificati, in particolare, dovranno fornire raccomandazioni per il miglioramento e potranno anche includere informazioni ulteriori come il consumo d’ energia e le percentuali annue provenienti da energia rinnovabile rispetto al consumo d’energia totale.
Il Consiglio ha anche previsto un piano cofinanziato, con stanziamenti a livello nazionale e a livello comunitario per incentivare la costruzione di edifici con consumo di energia quasi zero. Inoltre, entro la metà del 2011, gli Stati membri dovranno predisporre incentivi finanziari e di altro tipo, come ad esempio assistenza tecnica, sovvenzioni, programmi di credito e prestiti a basso interesse.
Intanto gli stessi governi dovranno incoraggiare i proprietari ad usare fonti rinnovabili e sostituire gli impianti di riscaldamento esistenti, le condutture d’acqua calda ed il condizionamento d’aria con soluzioni ad alta efficacia come pompe a calore o sistemi basati su energie rinnovabili. Gli edifici esistenti dovranno cioè migliorare i loro consumi d’energia con sensibili interventi strutturali: laddove tecnicamente, funzionalmente ed economicamente possibile.
Va, intanto, detto che gli edifici utilizzano attualmente il 40% di tutta l’energia consumata nell’Unione e sono responsabili del 36% delle emissioni di gas serra. Quest’intesa fornirà quindi un contributo fondamentale all’obiettivo dell’Ue di ridurre le proprie emissioni del 20% entro il 2020, rendendo allo stesso tempo più realistico il programma di aumentare del 20% l’efficienza energetica europea. Si calcola inoltre che i cittadini potranno risparmiare in media 300 euro all’anno nelle proprie bollette.
Previste alcune esclusioni per le piccole case (con una superficie coperta di meno di 50m2), vacanze utilizzate durante l’anno per meno di quattro mesi (o con un utilizzo inferiore al 25% di consumo d’energia annuale), gli edifici per attività religiose, gli edifici provvisori utilizzati solo per due anni o meno, posizioni industriali, seminari ed edifici agricoli con bassa domanda energetica.
Il testo concordato il 17 novembre deve ancora essere formalmente approvato dal Consiglio prima che il Parlamento europeo dia il suo ok definitivo all’inizio del 2010. Una volta adottato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, gli Stati membri avranno due anni per adeguare la propria legislazione nazionale alla nuova direttiva.