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L’Eco-quartiere in legno: Timber Town

L’Eco-quartiere in legno: Timber Town

Vincitore del concorso indetto dal comune di Örebro, Svezia, e dall’associazione svedese degli architetti, Timber Town è il progetto dello studio scandinavo C.F. Møller in collaborazione con Slättö Förvaltning.
La volontà del comune era di avere un nuovo straordinario eco quartiere urbano, realizzato in legno, che servisse a ridare impulso e sviluppo alla città.
Örebro sorge sulle rive del lago Hjalmaren ed è attraversata del fiume Svartan, si trova nella provincia storica di Narke nel cuore della Svezia, e con i suoi circa 143 mila abitanti è una delle più grandi città svedesi.
L’area di concorso è situata nella zona sud-ovest della città, sulle rive del fiume Svartan, con la finalità di agevolare e migliorare l’accessibilità per gli abitanti, la richiesta principale era di rimarcare uno dei punti di forza della città, ovvero la vicinanza al corso d’acqua e alla natura.
Örnsro Timber Town” (città di legno di Örnsro) è il nome dell’eco quartiere residenziale innovativo che si è aggiudicato il primo premio, il progetto nasce dall’interazione e integrazione tra natura ed il contesto urbano preesistente, andando ad incrementare ed arricchire le reti sociali esistenti, riqualificando e ridando vita alla zona.
L’area di progetto si estende su circa 18000 metri quadrati comprendendo unità abitative, strutture per attività di quartiere, piazze e spazi pubblici, il tutto all’interno di un grande parco urbano in cui i luoghi di aggregazione e i servizi si inseriscono all’interno della vasta aera verde. Una rete di percorsi pedonali e di piste ciclabili permettono il collegamento con le preesistenti, andando ad integrare i percorsi che permettono di passeggiare lungo il fiume Svartan ammirando l’incontro fra natura e antropizzazione, contrapponendo, lungo il percorso, le differenti prospettive urbane: a partire da quelle sulla città urbanizzata fino ad arrivare ai paesaggi naturali del vicino parco pubblico di Ängen.
Nel progetto dell’eco quartiere in legno di Örnsro i grandi edifici lasciano spazio ad unità abitative a media densità, non più grattacieli in legno come da tendenza odierna, ma altezze contenute e variabili, al fine di dare movimento e creare un gioco sempre mutevole di prospettive all’interno di un quartiere vibrante a grandezza d’uomo, che ben si integra con il contesto urbano in cui si inserisce.

A fare da protagonista, come ben si può evincere dal nome stesso del progetto, è il legno che utilizzato come materiale da costruzione dimostra come ben si presta a ridurre il consumo energetico e l’impronta di carbonio della città. Utilizzato sia per le parti strutturali che per i rivestimenti in facciata, il legno permette di contribuire positivamente per l’ambiente, migliorando l’impronta ecologica e creando allo stesso tempo un’immagine innovativa del quartiere Timber Town. 
I pregi degli edifici in legno sono molteplici. Per iniziare, il legno è un materiale naturale, per cui riciclabile e rinnovabile, non a caso uno tra i primi ad essere utilizzato come materiale per l’architettura. I brevi tempi di realizzazione di edifici in legno permettono di abbattere i costi di costruzione, inoltre le proprietà termoisolanti e la resistenza al fuoco si aggiungono alle ottime capacità statiche, anche in zone sismiche, per cui il legno si presta molto bene per la realizzazione di parti anche strutturali di edifici. 
[ Fonte: https://www.architetturaecosostenibile.it – Foto: © C.F. Møller ]

Ma il legno resiste al fuoco?

Bisogna sfatare, oltre al pregiudizio sulla scarsa durabilità del legno, la credenza che un edificio in legno sia il più pericoloso in caso di incendio.
Non solo è falso, ma è addirittura vero il contrario: edifici interamente in legno, tanto in lamellare quanto in massello, garantiscono REI (classe di resistenza meccanica al fuoco espressa in minuti) pari o addirittura superiori alle strutture in muratura o peggio in calcestruzzo armato. Quanto alle probabilità che si verifichi un incendio sono le stesse di qualsiasi altro edificio realizzato con altri materiali strutturali, questo perché la causa primaria di incendio non è mai la struttura, quanto piuttosto i tendaggi e le stoffe in genere o gli elettrodomestici.
Nel mondo vi sono realtà in cui il legno è largamente impiegato e ricopre un ruolo primario nel panorama edilizio-architettonico; per fare soltanto due esempi, esistono città come Trondheim (Norvegia) in cui la maggior parte degli edifici è in legno, mentre negli USA lo sono il 90% degli edifici residenziali. Sono tutti dei pazzi scriteriati o forse sono semplicemente più informati di noi?
Quando parliamo di legno parliamo di una materia viva e vitale, che dimostra la sua forza proprio nelle condizioni peggiori, incendio compreso, malgrado ciò che siamo comunemente abituati a pensare. Il legno, (sia massello che lamellare) richiede in realtà un tempo molto lungo per bruciare in modo significativo oltre la superficie e ciò si deve al fenomeno della carbonatazione del legno: sottoposto a fiamma diretta il legno inizia a bruciare, ma raggiunti i 240°C ha inizio un processo di carbonizzazione dello strato più esterno che così facendo protegge come uno scudo la parte più interna, impedendo quindi alla sezione resistente di ridursi se non in tempi molto lunghi. Nel caso di un’essenza largamente impiegata come l’abete, la velocità di penetrazione della carbonatazione è di 0,7 mm/min per legno lamellare e 0,9 mm/min per il legno massello. Dunque il collasso delle strutture in legno per incendi è una probabilità davvero remota, poiché può avvenire solo per la progressiva riduzione della sezione, non per il decadimento delle caratteristiche meccaniche o per i cedimenti vincolari dovuti alla deformazione delle strutture come invece avviene nel caso di acciaio e calcestruzzo.

DETERMINARE LA RESISTENZA AL FUOCO DEL LEGNO

Oggi in Italia per determinare il requisito della resistenza al fuoco si seguono fondamentalmente due tipi di approcci, uno prescrittivo basato sulle normative antincendio studiate in relazione alle differenti possibili utilizzazioni, ed uno prestazionale basato sull’applicazione di modelli di calcolo piuttosto complessi. Il riferimento normativo cui si rimanda per chi volesse approfondire è l’Eurocodice 5 parte 1-2 (EN 1995-1-2), dove vengono descritti nel dettaglio il metodo della sezione efficace ed il metodo delle proprietà meccaniche ridotte.
A riprova della resistenza al fuoco delle costruzioni in legno, un test realizzato nel 2007 in Giappone presso il Building Research Institute di Tsukuba ha dimostrato che un edificio con struttura portante in legno può resistere tranquillamente a un forte incendio, (è stato sottoposto per un’ora ad un carico di incendio doppio rispetto a quello previsto per la sua destinazione d’uso) garantendo per tutto il tempo gli standard di sicurezza degli occupanti e delle squadre di soccorso.

PERCHE’ IL LEGNO RESISTE AL FUOCO

Questo è possibile perché il legno possiede per sua natura caratteristiche fisico-meccaniche che comportano vantaggi unici in termini di sicurezza:
ridotta dilatazione termica, grazie alla quale gli elementi strutturali lignei si deformano molto poco se esposti al fuoco e le connessioni tra le diverse membrature restano stabili;
zero emissioni nocive; il legno non trattato con impregnanti chimici non sviluppa esalazioni tossiche durante la combustione;
bassa conducibilità termica, per cui il legno funge da protezione ai connettori metallici e agli impianti inseriti nelle murature lignee.
Proprio grazie al fatto di essere un pessimo conduttore di calore, il legno risulta inoltre un eccellente isolante naturale e fornisce condizioni di microclima ambientale regolari e stabili. Questo perché la temperatura superficiale delle pareti appena inferiore a quella del locale garantisce una naturale regolazione termo-igrometrica dell’ambiente, dunque un’aria più sana, e per di più con pochissima dispersione di calore (non è un caso se la maggior parte delle case ecosostenibili sono in legno…). Alla sicurezza antincendio si sommano quindi un livello di comfort, benessere e risparmio energetico (e dunque economico) impareggiabili.
Resta il fatto che un edificio in legno non è affatto più pericoloso di uno in muratura, calcestruzzo armato o acciaio (le quote assicurative applicate oltralpe ma anche nell’Alto Adige, da sempre all’avanguardia in Italia in fatto di costruzioni in legno, lo dimostrano) e tutto ciò senza parlare di rischio sismico, o il confronto sarebbe ancora più favorevole per il legno.
E se il legno è capace di affrontare il fuoco senza temerlo, a maggior ragione noi possiamo riuscire ad affrontare i nostri pregiudizi.
“Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa, non è affatto una prova che non sia completamente assurda.” (Bertrand Russell)
[ Fonti: Piazza M., Tomasi R., Modena R., Strutture in legno – Materiale, calcolo e progetto secondo le nuove normative europee, Hoepli, Milano, 2005
Consiglio Nazionale delle Ricerche – IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree)

Ecco la bio-palazzina: è fatta tutta in legno

Realizzata in zona Don Gentili. Progetto in bioedilizia, unico nella regione e tra i primi in Italia, che porta sul mercato una nuova abitazione, costruita con materiali ‘non tradizionali’ e che garantisce un notevole risparmio energetico.
Sicura, solida, elastica, calda, confortevole: sono le caratteristiche della palazzina, a tre piani, tutta in legno, che sta sorgendo in via Cecconi (zona don Gentili). Un progetto in bioedilizia, unico nella regione e tra i primi in Italia, che porta sul mercato un tipo di abitazione nuova, costruita con materiali ‘non tradizionali’. Il progetto è dello studio Cecchi Strika associati e la società realizzatrice è la San Marco Holding.

Piano terra, primo piano e mansarda sono realizzati completamente in legno, le fondamenta e il piano interrato “con cemento naturale, di tipo pozzolanico, quello, per intenderci — spiega l’architetto Davide Cecchi — usato dai romani per costruire i piloni dei loro ponti”. E’ la prima volta che una impresa edile costruisce secondo questi nuovi criteri, solitamente si tratta di iniziative di privati.

“La nostra — spiega Cecchi — è una scelta imprenditoriale, che per dimensioni e filosofia, non vuole fare concorrenza alle grandi imprese edili presenti sul territorio. Di fronte alla crisi del mercato immobiliare noi abbiamo cercato di individuare una nicchia particolare che è appunto quella della bioedilizia e bioarchitettura”.

“La ‘casa bio’, non solo è costruita in legno e con l’uso di materiali e tecnologie a basso impatto ambientale, ma garantisce un risparmio energetico importante: se in una casa tradizionale si consumano 150-200 kw al metro quadrato, nella ‘casa bio’ si sta al di sotto dei 30 kw al metro quadrato. Per di più l’energia necessaria è prodotta attraverso fonti alternative come gli impianti fotovoltaici e gli impianti solari termici”.

E dal punto di vista della sicurezza? “Il legno ha una elasticità di base — sottolinea Cecchi — che non hanno altri materiali. Se nelle zone ad alto rischio sismico si adottasse questo tipo di sistema costruttivo non si avrebbero tragedie come quella dell’Abruzzo. I vantaggi sono diversi: la casa in legno non ha problemi di durata e si costruisce in sei mesi, invece dell’anno e mezzo delle palazzine in muratura”.

“Anche dal punto di vista del prezzo le case in legno, costruite secondo i criteri della bioedilizia — sottolinea l’architetto — sono competitive e l’eventuale sovraprezzo, non superiore al 5-10% dei costi base, è legato all’uso di tecnologie e prodotti particolari”.

“Tra l’altro le spese sono ammortizzabili in pochi anni grazie al risparmio energetico e alla gestione complessiva di questo tipo di abitazione”. Architetto avete già altre costruzioni in cantiere? “Stiamo valutando l’ipotesi di aprire nuovi cantieri in altre città italiane”.

( fonte: Anna Marchetti – IlRestoDelCarlino )