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Quanto consuma ogni anno l’edificio in cui abitiamo?

Pochissimi sanno quanto consuma ogni anno l’edificio in cui abitano.

Eppure il calcolo del consumo energetico è semplice.

Basta sommare tutti i consumi e convertire le quantità in Kilowattora termici, tenendo conto che ogni litro di gasolio corrisponde a quasi 12 KW/h, mentre un metro cubo di metano vale 10 KW/ h. Calcolati i consumi totali, si divide il risultato per la superficie abita bile, ottenendo i dati di “consumo” effettivo al metro quadro per anno espresso in KW/h (m2a).

Potrebbe essere istruttivo confrontarli con quelli degli amici, o paragonarli ai consumi massimi previsti dalla legge tedesca o alle prescrizioni di “CasaClima” della Provincia di Bolzano. Sorprendente ma utile sapere che, mentre la media dei consumi in Italia si attesta sui 150-200 KW /h(m2a), la Germania prescrive consumi inferiori ai 70 KW /h (m2a) e la classe energetica migliore di Bolzano, si attesta sui 30 KW /h (m2a). Un risparmio di oltre il 70% dei consumi energetici è possibile e doveroso anche per le nostre case, attraverso: il miglioramento dell’isolamento termico, la sostituzione degli infissi, l’impiego di bruciatori più efficienti, il ricorso ai pannelli solari per l’acqua calda, ecc. Ne beneficerebbero l’ambiente, le nostre tasche, l’economia nazionale, gli individui e la società

Occorre una battaglia per l’ambiente e per la civiltà del Paese, per vincere sugli interessi economici di poche compagnie che realizzano enormi profitti: basti pensare che Il prezzo della benzina verde quando arriva alla pompa costa 6 volte il costo deII’estrazione. Ma sono necessarie scelte politiche coraggiose: a differenza dei carburanti il risparmio si può tassare.

Bisogna insomma iniziare a parlare, come fanno ormai gli economisti più accorti, di una nuova unità di misura per la salvaguardia dell’ambiente: quella del risparmio energetico, significativamente chiamata ”negawatt”.

[ Fonte: Italia Donna – Tratto da Mondocasablog.com ]

Certificazione energetica: un’ occasione di crescita e selezione per il mercato immobiliare

Dal primo luglio 2009 qualsiasi categoria e tipologia immobiliare oggetto di transazione a titolo oneroso dovrà corredarsi della Certificazione Energetica, indispensabile per concludere le compravendite, ma anche per conferimenti a società e trust, permute e contratti di locazione, questi ultimi in alcuni casi e per alcune regioni che abbiano legiferato in materia
Il riferimento normativo è in recepimento della Direttiva Europea 91 / 2002, il Decreto Legislativo n. 192 del 19 agosto 2005, modificato dal Decreto Legislativo 311 / 2006, il tutto con la finalità di stabilire modi e criteri per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.
Il 25 maggio 2009 la Commissione Europea ha inviato all’ Italia una lettera di messa in mora per chiedere chiarimenti in merito alla cancellazione dell’ obbligo di allegare il certificato di rendimento energetico agli atti di compravendita degli immobili, introdotta dall’ art. 35 della Legge 133 / 2008. L’ Italia avrà due mesi di tempo per fornire una risposta o chiedere un’ulteriore proroga per rispondere alla Commissione.
Dall’ entrata in vigore della legge 133 / 2008 è stato abolito l’ obbligo di allegare l’ attestato di certificazione energetica all’ atto di compravendita (atti a titolo oneroso) e di metterlo a disposizione del conduttore per i contratti di locazione, obblighi già previsti dai commi 3 e 4 dell’ articolo 6 del Dlgs 192 / 2005 e dall’ art. 2 D. lgs 311 / 2006. Con lo stesso articolo 35 Legge 133 / 2008 sono stati abrogati anche i commi 8 e 9 dell’ articolo 15 del D.lgs 192 / 2005, concernenti le relative sanzioni.
Si precisa che tutto quanto sopra riportato si riferisce esclusivamente alla normativa nazionale e ad eventuale normativa regionale in materia che potrebbe anche prevalere su quella nazionale. Resta però valido l’ obbligo di redigere l’ attestato di certificazione energetica, previsto dall’ art. 6 del D.Lgs 192 / 2005.Nel quadro della procedura d’ infrazione in corso per il mancato rispetto della direttiva comunitaria 2002 / 1991 / CE sul rendimento energetico in edilizia, lo scorso gennaio l’ Italia ha ricevuto una prima lettera di messa in mora per non aver rispettato la data del 4 gennaio prevista dall’ articolo 15 della stessa direttiva come data ultima per recepire integralmente le disposizioni della direttiva.
È in vigore da oggi il Dpr 59 del 2 aprile 2009 recante il Regolamento che definisce le metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici, emanato in attuazione dell’ articolo 4, comma1, lettere a) e b), del Dlgs 192 / 2005. Le nuove norme si applicano all’ edilizia pubblica e privata e alle ristrutturazioni di edifici esistenti e adottano – per le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici – le norme tecniche nazionali della serie UNI / TS 11300.
Il DPR 59 / 2009 è uno dei tre decreti attuativi dei D.Lgs 192 / 2005 e D.Lgs 311 / 2006, che recepiscono la direttiva 2002 / 91 / CE sul rendimento energetico in edilizia; manca ancora, quindi, il DPR in attuazione della lettera c) dell’ articolo 4 comma 1, del D.Lgs. 192 / 2005 che fisserà i criteri di accreditamento degli esperti e degli organismi a cui affidare la certificazione energetica e il Decreto interministeriale (Sviluppo – Ambiente – Infrastrutture), in attuazione dell’ articolo 6, comma 9 e dell’ articolo 5, comma 1 del D.Lgs. 192 / 2005, che definirà le procedure applicative della certificazione energetica degli edifici e conterrà le Linee guida nazionali.
Gli obblighi dal 1° luglio 2009 restano confermati come novella che entra in vigore a tale data e quindi consolida l’ obbligo di redigere l’ attestato di certificazione energetica per le singole unità immobiliari, anche sotto i 1000 mq, vendute o affittate (sia esistenti che di nuova costruzione), come previsto dall’ art. 6 comma 1- bis del D.lgs 192 / 2005.
Tuttavia, fino all’ entrata in vigore delle Linee Guida nazionali, l’ attestato di certificazione energetica è sostituito dall’ attestato di qualificazione energetica, redatto dal direttore dei lavori e presentato al Comune di competenza contestualmente alla dichiarazione di fine lavori.

[ Fonte: Ufficio Studi Fiaip Armando Barsotti ]

Nuove norme per il risparmio energetico

La Commissione europea ha inviato all’ Italia, il 25 maggio scorso, una lettera di messa in mora per chiarimenti sulla cancellazione dell’ obbligo di allegare il certificato di rendimento energetico agli atti di compravendita degli immobili. L’ Italia dovrà fornire una risposta entro due mesi o chiedere un’ ulteriore proroga per rispondere alla Commissione.
Per ora quindi non è obbligatorio allegare l’ attestato di
certificazione energetica agli atti di compravendita e consegnare l’attestato di certificazione energetica nel caso delle locazioni.
Però è obbligatorio – a partire dal 1° luglio prossimo – redigere l’ attestato di certificazione energetica.
Gli edifici con più di 4 appartamenti dovranno prediligere il riscaldamento centralizzato, ma senza divieti per impianti autonomi.
In caso di ristrutturazione o rinnovo dell’ impianto esistente dovranno essere installati strumenti per la contabilizzazione e la termoregolazione per i singoli appartamenti. Sono alcune delle norme per il risparmio energetico negli edifici ad uso abitativo che entrano in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, delle norme del DL 192 / 2005.In particolare, viene previsto che in tutti gli edifici esistenti con un numero di unità abitative superiore a 4 – e, comunque, nel caso in cui sia presente un impianto di riscaldamento centralizzato di potenza di almeno 100 kW – sia preferibile il mantenimento di impianti termici centralizzati, ove esistenti. L’ eventuale sostituzione con impianti di riscaldamento autonomi dovrà essere dichiarata in una relazione tecnica attestante la rispondenza alle prescrizioni di legge per il contenimento del consumo energetico.
Il dpr prevede inoltre che in tutti gli edifici esistenti con un numero di unità abitative superiore a 4, in caso di installazione o di ristrutturazione dell’ impianto termico, debbano essere realizzati gli interventi necessari per permettere ove tecnicamente possibile, la contabilizzazione e la termoregolazione del calore per singola unità abitativa.
Il provvedimento conferma infine le disposizioni transitorie in materia di periodicità minima dei controlli sugli impianti di riscaldamento, che rimane fissata: a) a un anno, per gli impianti alimentati a combustibile liquido o solido (indipendentemente dalla potenza) nonché per gli impianti uguali o superiori a 35 kW; b) a due anni, per gli impianti inferiori a 35 kW (le cosiddette caldaiette presenti nelle abitazioni) con anzianità di installazione superiore agli otto anni e per gli impianti a camera aperta (caldaie di tipo B) installati nei locali abitati; c) a quattro anni, per gli impianti inferiori a 35 kW con meno di otto anni di anzianità.

[ fonte: www.mondocasablog.com ]