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Meglio recuperare che demolire

Numerose periferie delle città europee sono popolate da edifici costruiti intorno agli anni ’50-’70, sulla scia del pensiero razionalista e moderno, che si poneva il lodevole obiettivo di realizzare case popolari in breve tempo e a basso costo. 
Purtroppo oggi ciò che rimane lodevole è soltanto l’idea base (quella cioè di offrire alloggi a prezzi economici per fronteggiare l’inurbamento di migliaia di operai nelle grandi città) mentre si percepisce in maniera sempre maggiore il disagio sociale e il degrado architettonico dovuto a questi “dinosauri” di periferia. 
La periferia di Parigi di questi esemplari ne è piena, e nel 2005, l’ufficio pubblico OPAC (Office Public de l’Amenagement et de la Construction) decise di indire un concorso per la riqualificazione di uno di essi, la Tour Bois-le-Prêtre (Porte Pouchet, 17° arrondissement) proponendo agli architetti progettisti una sfida vera e propria, poiché si richiedeva anche il preciso obiettivo di prevedere un budget di spesa inferiore rispetto a quello che sarebbe stato necessario per la demolizione e la ricostruzione. 
La torre in questione, alta 50 metri, progettata da Raymond Lopez nel 1959, aveva già subito nel 1990 un intervento di riqualificazione volto al rivestimento con pannelli isolanti di tutto l’involucro, eliminando così le logge che caratterizzavano e movimentavano la facciata. Il progetto vincitore del concorso del 2005 è risultato quello proposto dagli architetti Frédéric Druot, Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal (Lacaton&Vassal). 
Il loro progetto, realizzato in due anni, chiuso definitivamente a novembre dello scorso anno, ha previsto un intervento deciso, che cambia completamente l’aspetto delle facciate e degli interni, ma che contemporaneamente ha un carattere mini-invasivo e decisamente soft. 
Infatti gli architetti hanno deciso di intervenire con un nuovo involucro che avvolge completamente le facciate esistenti, aumentando i metri quadrati di ognuno dei 96 appartamenti, con l’aggiunta di giardini d’inverno e terrazze, costruiti con una struttura indipendente e usando moduli prefabbricati di alluminio corrugato, che sono stati collegati agli appartamenti rimuovendo la vecchia facciata; inoltre, con la riorganizzazione di alcune pareti di tamponatura interne, si è potuto aumentare da 5 a 10 il numero di tipologie d’alloggio. 
Per quel che riguarda i costi, tutto l’intervento ha richiesto 100’000 € a fronte dei 170’000 € necessari per demolire e ricostruire tutto, e oltretutto grazie al nuovo involucro, i costi energetici sono diminuiti di circa la metà. Aspetto cruciale, il rapporto con gli inquilini: sono potuti rimanere nelle proprie case per quasi tutta la durata dei lavori, dovendosi spostare solo per un numero limitato di giorni e di volta in volta sono stati fatti alloggiare in dieci appartamenti dello stesso edificio adibiti momentaneamente ad albergo. 
 “Avremmo potuto limitarci a fare solo qualche modifica, intervenire qua e là con qualche terrazzo, rendendo semplicemente più accattivante l’insieme. Ma la nostra priorità era migliorare le condizioni di vita di tutti gli inquilini” sostiene Anne Lacaton. E l’obiettivo sembra centrato in pieno. 

Le facciate della Tour Bois-le-Prêtre oggi restituiscono all’osservatore un effetto visivo più leggero ed arioso, che cambia ad ogni ora a seconda di come la luce si riflette sull’alluminio, gli interni sono più spaziosi e gli spazi comuni più agevoli: è un buon esempio che resta a dimostrare come sia possibile agire, con gesti radicali sull’esistente, restituendo dignità agli edifici popolari, gravando il meno possibile sull’ambiente e l’economia.