Seleziona una pagina

Decreto Ecobonus 2013-2014

Con il via libera del Senato il Decreto Ecobonus (decreto legge 63/2013) diventa legge. 
Al centro del provvedimento, l’efficienza energetica. Infatti il decreto recepisce la direttiva europea sugli “edifici a energia quasi zero” e proroga la detrazione fiscale del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici e la detrazione 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia
Ecco i punti principali e le novità della nuova legge, cui manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per essere effettiva: 
– Stabilizzazione incentivi: dal 2014 gli incentivi del settore efficienza energetica e ristrutturazioni diventeranno misure strutturali. Non si andrà avanti con le proroghe; il Governo a ottobre cercherà di reperire le risorse con la Legge di Stabilità per garantire lastabilizzazione dei bonus fiscali. Nel testo della legge si parla infatti di “misure e incentivi selettivi a carattere strutturale” 
– Ristrutturazioni: la detrazione fiscale Irpef del 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia è stata prorogata al 31 dicembre 2013. L’importo massimo soggetto a detrazione è 96.000 euro, ciò permetterà di risparmiare fino a 48.000 euro per gli interventi di ristrutturazione. Il bonus sarà ripartito in dieci rate annuali di pari importo. 
– Bonus mobili: la detrazione del 50% è estesa alle spese per l’acquisto di mobili, cui si aggiungono i grandi elettrodomestici bianchi (che devono essere almeno di classe energetica A+, A per i forni), per le case che sono oggetto di ristrutturazione. L’importo massimo in questo caso è 10.000 euro, che andrebbero ad aggiungersi al limite dei 96.000 per le ristrutturazioni. Anche in questo caso lo sconto fiscale viene ripartito in dieci rate annuali 
– Efficienza energetica: già innalzata di dieci punti percentuali dal decreto 63/2013, ladetrazione fiscale del 65% per la riqualificazione energetica degli edifici è stata prorogata al31 dicembre 2013 per interventi sulle singole unità abitative; se si interviene invece sulle parti comuni dei condomini, la detrazione 65% resta valida fino al 30 giugno 2014. Anche questo sconto fiscale viene ripartito in dieci rate annuali di pari importo. È importante ricordare che la detrazione 65% per l’efficienza energetica, a differenza della detrazione 50% che è valida per l’edilizia residenziale, fa riferimento a qualsiasi categoria catastale. Saranno quindi agevolabili anche interventi su negozi, uffici, magazzini, laboratori, sedi di attività produttive, … 
– Pompe di calore: inizialmente escluse dal decreto 63/2013 perché potevano già usufruire degli incentivi del Conto Termico, con la legge di conversione le pompe di calore tornano tra gli interventi che beneficiano della detrazione fiscale del 65%. Saranno quindi agevolabili le spese di sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza e anche i costi per la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore. Oltre alle caldaie, l’agevolazione vale anche per i condizionatori a pompa di calore. Rientrano nella detrazione 65% anche le schermature solari 
– Adeguamento antisismico: la detrazione del 65% viene estesa anche ai lavori diconsolidamento antisismico delle prime case e dei capannoni costruiti in zone sismiche ad alta pericolosità, identificabili come zona 1 e 2. Questa misura resta in vigore fino al 31 dicembre 2013 
– Edifici a Energia quasi zero: entro il primo gennaio 2021 le nuove costruzioni dovranno essere a energia quasi zero; il termine è anticipato di due anni per gli edifici pubblici, tra cui anche scuole e ospedali. Questo provvedimento recepisce la direttiva europea sugli “edifici a energia quasi zero”; entro giugno 2014 il Governo dovrà elaborare un piano d’azione 
– Attestato di Prestazione Energetica: anche detto APE, sostituisce l’ACE (Attestato di Certificazione Energetica) e deve essere fornito dal costruttore per i nuovi edifici; invece per gli edifici esistenti va fornito dal proprietario. Senza l’APE i contratti di vendita e locazione non sono validi. Per redigere il documento che è valido per 10 anni bisogna rivolgersi a un tecnico accreditato.
Per maggiori informazioni: www.ristrutturazionelowcost.it

Efficenza energetica: l’Italia può crescere!

Secondo uno studio del Politecnico di Milano, con l’efficientamento energetico degli edifici l’Italia può risparmiare 44 milioni di TEP al 2016.

Per fare dell’Italia un Paese all’avanguardia per l’efficienza energetica negli edifici, occorre superare le logiche di omogenea distribuzione delle risorse, puntando sulla corrispondenza fra il peso economico o impositivo della misura e l’effettivo contributo (in termini di potenziale di risparmio) all’obiettivo che si intende realizzare.
È quanto sottolinea la prima edizione dell’Energy Efficiency Report, il nuovo Rapporto sull’efficienza energetica realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano.
Lo studio, presentato il 9 novembre scorso in un convegno, è articolato in cinque capitoli che affrontano le ragioni della scelta di focalizzarsi sull’efficienza energetica negli edifici, il quadro normativo e il potenziale di mercato in Italia, la convenienza economica delle tecnologie per l’efficienza energetica, il modello di business e il ruolo che possono rivestire le ESCo (Energy Service Companies) nel nostro Paese.

Il patrimonio edilizio è responsabile del 36% dei consumi

Il Rapporto si concentra sugli edifici – sia residenziali che non residenziali (uffici, scuole ed università, ospedali, alberghi e ristoranti, edifici della Grande Distribuzione Organizzata ed edifici industriali) – cui spetta la maggioranza “relativa” (36%) del totale dei consumi energetici nel nostro Paese.
Infatti, il 70% dei circa 13,7 mln di edifici esistenti in Italia è stato realizzato prima che venisse introdotta qualsiasi norma sull’efficienza energetica in edilizia (la prima in Italia è del 1976), e un quarto del patrimonio edilizio non ha mai subito alcun intervento di manutenzione o riqualificazione.

Il Pacchetto 20-20-20 e il PAEE

L’efficienza energetica è il terzo “20” del Piano d’Azione europeo approvato nel marzo 2007, noto come “Pacchetto 20-20-20”. In Italia il primo Piano d’Azione Nazionale per l’Efficienza Energetica (PAEE) è stato emanato nel 2007 e traguardava un risparmio energetico di circa 10,8 milioni di tep (tonnellate equivalenti di petrolio) rispetto alle stime tendenziali (fatte considerando l’assenza di interventi di efficientamento) al 2016.
Nel Luglio del 2011 il Governo italiano ha presentato alla Commissione Europea un nuovo PAEE, con un obiettivo di risparmio ancora più ambizioso di circa 16 mln tep al 2020 (leggi tutto).
L’impegno preso a livello nazionale sembra essere chiaro, ma – sottolinea lo studio – è nella traduzione degli obiettivi in strumenti concreti di verifica (ossia di certificazione dei consumi energetici), obbligo e incentivazione delle soluzioni di efficienza energetica che il processo rischia di “incepparsi”.

Gli squilibri del sistema di incentivazione

Ad esempio, sul tema degli incentivi va rilevato che le soluzioni di efficienza energetica sono incentivate essenzialmente attraverso due meccanismi: i Titoli di Efficienza Energetica (prima esperienza al mondo di applicazione di strumenti incentivanti e di creazione di un apposito mercato di scambio titoli per la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali) e le agevolazioni fiscali (soprattutto la detrazione del 55% sulle riqualificazioni energetiche degli edifici). Entrambi i meccanismi, nonostante abbiano esercitato sino ad ora un indubbio ruolo propulsivo, risentono del problema di “incentivare” primariamente interventi relativamente “piccoli” e con tempi di rientro modesti; in altre parole sono affetti da uno shortermismo che rende difficili quegli interventi strutturali che invece andrebbero messi in atto per raggiungere gli obiettivi che ci si è posti.

La sostenibilità economica delle diverse soluzioni tecnologiche

Il Rapporto analizza poi le tecnologie impiantistiche (sistemi di illuminazione, elettrodomestici, tecnologie efficienti per la produzione di energia termica e sistemi di building automation), quelle che interessano la struttura dell’edificio (chiusure trasparenti e strutture opache, oltre alle soluzioni per la progettazione energeticamente efficiente degli edifici) e le tecnologie per la generazione in loco di energia (impianti fotovoltaici, eolici, sistemi solari termici e caldaie a biomassa solida).
L’obiettivo dello studio è quello di rendere direttamente confrontabili fra di loro le diverse soluzioni per l’efficientamento energetico degli edifici e di comprendere le eventuali reali necessità di incentivazione, mettendone a confronto costi e ritorni. Le conclusioni permettono di identificare diverse categorie di tecnologie: (i) le tecnologie per cui la convenienza “assoluta” si ha già oggi in qualsiasi contesto di adozione (per es. l’illuminazione, le soluzioni per il fabbisogno termico degli edifici); (ii) le tecnologie che risultano convenienti soltanto se adottate congiuntamente alla realizzazione di un nuovo edificio (per es. building automation, gli elettrodomestici del freddo, le chiusure vetrate, ecc); (iii) le tecnologie per cui, indipendentemente dal contesto di riferimento, non vi è la convenienza “assoluta” dell’investimento (per es. le tecnologie di generazione energetica da fonti rinnovabili e le soluzioni di efficienza energetica relative agli elettrodomestici del lavaggio).

Il potenziale di mercato in Italia

Anche sulla base di queste considerazioni, l’Energy Efficiency Report presenta delle stime del potenziale “teorico” di mercato associato alle diverse tecnologie per l’efficienza energetica ed il verosimile grado di penetrazione che si potrà sperimentare in Italia da qui al 2016. Il potenziale teorico derivante dall’adozione di soluzioni di efficientamento energetico in Italia da qui al 2016 (senza tener conto di quanto già è stato fatto sino al 2011) è pari complessivamente a circa 44 mln tep.
Se si guarda invece alle stime di penetrazione, per quanto riguarda i consumi elettrici la riduzione che si ritiene possa essere ragionevolmente acquisita da qui al 2016 attraverso l’adozione di soluzioni di efficientamento energetico è pari a 21,6 TWh, ossia solo poco più del 14% del potenziale teorico; il risparmio energetico invece imputabile ad azioni di efficientamento dei consumi termici può essere ragionevolmente stimato in 118 TWh termici, circa il 18% (ossia appena più significativo del caso elettrico) del potenziale teorico.
“Se si traducono i dati di penetrazione del mercato – si legge nel Rapporto – si ottiene un potenziale di risparmio ragionevolmente acquisibile da qui al 2016 pari a 9,9 mln tep, a cui vanno aggiunti 3,8 mln tep già risultanti dalla base attualmente installata. In altre parole, significa che l’impatto dell’adozione delle tecnologie per l’efficienza energetica entro il 2016 sarà, secondo le stime elaborate in questo Rapporto, ragionevolmente superiore (13,7 mln tep) rispetto ai 10,8 mln tep che era stabilito inizialmente nel PAEE approvato nel 2007. Se si proietta, poi, il risparmio acquisibile entro il 2016 sull’orizzonte al 2020 si ottiene un valore pari a 21,5 mln tep, oltre il 30% in più rispetto al valore soglia definito nel PAEE.”

Vanno superate le logiche di ‘omogenea’ distribuzione delle risorse

Secondo lo studio, appare quindi possibile “fare dell’Italia un Paese all’avanguardia per l’efficienza energetica negli edifici, obiettivo assai ambizioso se si considera il punto di partenza ma anche ‘giustificato’ dai numeri. È necessario tuttavia superare le logiche – tipiche del nostro approccio ai meccanismi di stimolo allo sviluppo dei settori dell’efficienza energetica e delle rinnovabili – di ‘omogenea’ distribuzione delle risorse a favore di una maggiore ‘equità’, ossia di una corrispondenza fra il ‘peso’ (economico o impositivo) della misura e l’effettivo contributo (in termini di potenziale di risparmio) all’obiettivo che si intende realizzare.”

[ Fonte: www.casaeclima.com ]

Efficenza energetica e priorità italiane

I costi, la tendenza all’inerzia e le politiche inadeguate sono un freno all’espansione delle pratiche di efficienza.
Un nuovo report, prodotto da Carbon Connect e sponsorizzato da Consensus Business Group e Siemens, mostra quanta energia – e denaro le aziende stanno sprecando ogni anno per la mancanza di efficienza energetica (6 miliardi di sterline l’anno nel solo Regno Unito).

Ma tale rapporto è solo l’ultimo di una lunga serie che dimostra quello che dovrebbe essere una verità semplice e inequivocabile: il risparmio energetico è un bene prezioso.

Se non ci penso io… ci penserà qualcun altro
Le ragioni per cui la maggior parte delle aziende e delle persone comuni non si sentono coinvolte e non partecipano al miglioramento della sostenibilità ambientale sono molteplici. In primis i costi.
L’efficienza energetica potrebbe essere un buon investimento per le grandi multinazionali con budget elevati; senza incentivi, invece, migliorare l’isolamento, sostituire i serramenti o installare una nuova caldaia sono interventi spesso al di fuori della portata di un titolare di un negozio di souvenir, o per una coppia di pensionati. Un’altra motivazione è la tendenza dei grandi gruppi di persone alla non azione. O perché credono che lo farà qualcun altro, o perché pensano che la loro inerzia non si rifletta negativamente, in quanto facenti parte di una folla.

Il peso della politica
Uno studio recentemente pubblicato dalle Nazioni Unite dimostra che la green economy è un’economia in grado di crescere e produrre ricchezza. Ma ciononostante, una combinazione di politiche governative e regolamenti inadeguati stanno disincentivando tale modello di business e, allo stesso tempo, non invogliano i privati e le aziende ad intraprendere i passi necessari per migliorare le prestazioni dei propri edifici. Per questi motivi, l’efficienza energetica non è universalmente considerata una priorità assoluta a livello globale.
Per cambiare questa situazione c’è bisogno di un impegno congiunto tra governo, mondo del business e azione individuale. In caso contrario, continueremo ad aspettare che qualcun altro prenda l’iniziativa al posto nostro, mentre l’ennesima relazione ci spiegherà per l’ennesima volta che l’efficienza energetica ha un senso, non solo ambientale, ma anche finanziario.

[ Fonte: Casa&Clima.com ]

Una road map verso il solare fotovoltaico 2020

Se saranno garantite adeguate condizioni legislative, normative e tecnologiche, il mercato fotovoltaico italiano diventerà nei prossimi anni più competitivo e sostenibile, e potrà garantire entro il 2020 il 5-10% di elettricità e una maggiore sicurezza energetica nazionale, raggiungendo almeno 15 GW di potenza installata nel 2015 e creando circa 40 mila nuovi posti di lavoro.

Sono queste le stime sulle previsioni di andamento del mercato fv al 2015, presentate oggi dal presidente di GIFI-ANIE (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane) Valerio Natalizia, nel corso della conferenza CIS-IT 2011 di Roma.

Crescita sostenibile nei prossimi anni.
I dati GSE per la potenza cumulata a fine 2010 parlano di circa 3 GW, nel 2011 la crescita stimata sarà di circa 5 GW per effetto del Decreto Salva Alcoa per poi continuare negli anni successivi con livelli di installazione in linea con l’andamento degli ultimi due anni. “Il mercato fotovoltaico italiano continuerà a crescere in modo sostenibile anche negli anni futuri – dichiara Natalizia – contribuendo in modo sostanziale alla ripresa economica del nostro paese, rendendolo più indipendente dalle importazioni di energia, incrementando il numero degli occupati in tutta la filiera, portando ad un sostanziale bilancio tra oneri e benefici per il sistema Paese”.

Serve il sostegno delle istituzioni e il dialogo tra tutti gli attori
GIFI-ANIE chiede alle istituzioni di garantire un adeguato supporto all’industria fotovoltaica lungo tutta la filiera per garantire anche una maggiore sicurezza energetica nazionale. “Il nostro scopo – spiega Natalizia – è quello di coinvolgere tutti gli attori interessati al fotovoltaico in un processo di dialogo che porti alla definizione del percorso comune verso la stabilità del mercato e l’indipendenza dagli incentivi pubblici permettendo all’industria nazionale di cogliere le opportunità di mercato che si aprono a livello mondiale a partire dal bacino del Mediterraneo”.

La crescita sostenibile richiede una serie di condizioni
Le previsioni elaborate dal Gruppo (che rappresenta le imprese attive in Italia nel fotovoltaico), si basano “su condizioni legislative, normative e tecnologiche che dovranno essere garantite: adeguati incentivi ad ogni segmento di mercato fino alla piena competitività; omogeneità sul territorio delle procedure autorizzative; adeguata politica di sviluppo delle infrastrutture elettriche di trasmissione e distribuzione e delle smart-grid; priorità di dispacciamento dell’energia fotovoltaica in rete; certificazione e formazione degli installatori”.

Da Gifi-Anie le Linee Guida programmatiche
A tal fine il nuovo Comitato Direttivo GIFI-ANIE ha pubblicato un documento che mira a sostenere una diffusione sostenibile del solare fotovoltaico in Italia, secondo delle Linee guida programmatiche che riportiamo di seguito:
1) il solare fotovoltaico ha bisogno di adeguati meccanismi incentivanti per poter raggiungere la piena competitività con le altre fonti energetiche rinnovabili e non. Lo stato di piena competitività sarà raggiunto secondo le stime attuali in un arco di tempo compreso fra i 5 e i 10 anni e differenziato per taglia d’impianto e tipologia di applicazione;
2) i meccanismi basati sulla remunerazione dell’energia prodotta (anche detti “feed in tariff” o “in conto energia”) si sono dimostrati i più adeguati in quanto sono proporzionati all’effettiva produzione dell’impianto e pertanto favoriscono lo sviluppo di tecnologie al miglior rapporto prestazioni/costi. L’incentivo deve essere tale da garantire una remunerazione del capitale investito adeguata e comparabile con i ritorni di investimenti analoghi in campo energetico. Le risorse necessarie all’incentivazione devono restare a carico della bolletta elettrica e non della fiscalità generale. Qualsiasi limite sulla potenza installabile (annuale o cumulata) vanificherebbe gli sforzi e gli investimenti sinora sostenuti impedendo lo sviluppo dell’industria nazionale ed il raggiungimento della piena competitività e degli obiettivi nazionali sulle fonti rinnovabili al 2020;
3) ai meccanismi incentivanti devono essere abbinate politiche nazionali e locali di semplificazione di tutte le pratiche amministrative connesse alla autorizzazione, realizzazione, connessione alla rete, esercizio e dismissione a fine vita degli impianti;
4) al solare fotovoltaico dovrà anche in futuro essere concessa la priorità di dispacciamento sulla rete elettrica;
5) le realizzazioni finalizzate all’autoconsumo dell’energia prodotta e poste sulle coperture e sulle facciate degli edifici rappresentano le applicazioni ideali del solare fotovoltaico (generazione distribuita) che pertanto vanno maggiormente sostenute. Nondimeno sono da ritenersi accettabili impianti di generazione posti sul terreno, purché realizzati a valle di un attento studio di inserimento dell’impianto nel paesaggio esistente, privilegiando le aree a vocazione industriale e commerciale e i territori già compromessi da altre attività umane;
6) nell’ambito delle realizzazioni su edifici, le realizzazioni nelle quali il componente fotovoltaico è integrato in un elemento costruttivo dell’edificio (BIPV) dovranno essere privilegiati e maggiormente incentivati attraverso i meccanismi incentivanti e le semplificazioni amministrative;
7) alcun vincolo, limitazione o carattere di preferenza deve essere posto a componenti fotovoltaici e alla forza lavoro sulla base del Paese di produzione o di origine, se non quelli legati a criteri di sicurezza per le imprese installatrici, gli utilizzatori degli impianti e i cittadini in genere nonché di qualità;
8) l’industria nazionale lungo tutta la catena del valore deve essere adeguatamente supportata, nel rispetto delle regole internazionali della concorrenza, per far sì che stabilmente almeno il 50% degli incentivi erogati si distribuiscano in proventi ad aziende operanti sul territorio nazionale;
9) il solare fotovoltaico può e deve garantire entro il 2020 una quota di soddisfacimento dei fabbisogni elettrici italiani per una percentuale compresa fra il 5% e il 10% dei consumi annui;
10) la generazione di energia elettrica da fonte fotovoltaica deve essere abbinata sempre ad azioni di recupero di efficienza negli usi finali dell’energia.

[ Fonte: Casa&Clima.com ]

Energia intelligente per l’Europa ( il bando )

Bando ”Energia Intelligente per l’Europa”, priorità agli edifici a energia quasi zero.

È stata lanciata la scorsa settimana l’edizione 2011 del programma ‘Energia Intelligente per l’Europa’, l’iniziativa della Commissione Europea finalizzata a promuovere l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili.

Il Bando 2011 mette in campo 67 milioni di euro per finanziare progetti relativi a quattro aree tematiche:-Efficienza Energetica (12 milioni di euro);-Consumo energetico nel settore trasporti (12 milioni di euro);-Fonti di energia rinnovabile (16 milioni di euro);-Iniziative integrate (27 milioni di euro).I progetti devono contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei fissati con il ”Pacchetto Clima-Energia” (20-20-20). È previsto un contributo a fondo perduto fino al 75% delle spese ammissibili. Possono presentare progetti le organizzazioni pubbliche o private stabilite nell’UE, Norvegia, Islanda, Liechtenstein, Croazia, e le organizzazioni internazionali provenienti da almeno tre paesi membri diversi, costituiti in partenariato.

Le domande devono essere presentate, entro il 12 maggio 2011, all’Agenzia Esecutiva per la Competitività e l’Innovazione, attraverso il sito: http://ec.europa.eu/energy/intelligent/
Il Bando indica le priorità scelte dalla UE per ciascuna area tematica. In particolare, l’area ”Efficienza Energetica” comprende il tema dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili negli edifici, affrontato di recente dall’Europa con la Direttiva ”Edifici a energia quasi zero” (2010/31/CE), secondo la quale entro il 2020 tutti i nuovi edifici devono avere altissime prestazioni energetiche e coprire in misura molto significativa il loro fabbisogno energetico con fonti rinnovabili.

Di conseguenza, nel corso dei prossimi anni, il settore dell’edilizia sarà interessato da una profonda trasformazione, in cui il ruolo del settore pubblico sarà centrale. Le azioni dovrebbero pertanto sostenere le autorità pubbliche nel loro ruolo di leadership.

Le priorità in questo campo sono:
– promozione della progettazione energetica integrata degli edifici, sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni;
– promozione della visibilità degli esempi di eccellenza;
– sostegno all’attuazione di misure e strumenti, anche finanziari o normativi, per aumentare il numero degli edifici esistenti trasformati in edifici a energia quasi zero;
-assistenza al settore pubblico per dare l’esempio;
– coinvolgimento del settore industriale nella produzione di soluzioni per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili.

Un’altra fondamentale esigenza è quella di qualificare gli operatori del settore delle costruzioni.
Il grande contributo per gli obiettivi 2020 atteso dal settore delle costruzioni è una sfida importante per il settore, che deve farsi trovare pronto a saper realizzare interventi di ristrutturazione ad alto rendimento energetico e nuovi edifici a energia quasi zero.

Questo significa dover aumentare il numero di lavoratori qualificati. La necessità di formazione e di certificazione è riconosciuta anche dalla direttiva 2009/28/CE (in corso di recepimento in Italia) che prevede la formazione e la certificazione degli installatori. L’iniziativa, alla quale sarà destinato un budget di 8 milioni di euro, dovrebbe concentrarsi principalmente sulla formazione della forza lavoro esistente, come gli artigiani, ma potrebbe comprendere un numero selezionato di mestieri e professioni.

[ Fonte: Mondocasablog.com ]

Contributi e agevolazioni sulla “casa energetica”

Il Decreto Legge 25 marzo 2010 n. 40 assegna 60 milioni di euro per l’ acquisto di nuovi immobili ad alta efficienza energetica. Il contributo è erogato in misura variabile in funzione della prestazione energetica dell’ immobile acquistato, in particolare è fissato un importo pari a:
– 83 euro / mq di superficie utile, con un limite massimo di 5.000 euro, per immobili di nuova costruzione destinati a prima abitazione, aventi valori di energia primaria per la climatizzazione invernale migliori di almeno il 30% rispetto ai valori definiti dal decreto Lgs. 192 / 05 a partire da gennaio 2010;
– 116 euro / mq di superficie utile, con un limite massimo di 7.000 euro, per immobili di nuova costruzione aventi valori di energia primaria per la climatizzazione invernale migliori di almeno il 50% rispetto ai valori definiti dal decreto Lgs. 192 / 05 a partire da gennaio 2010.
I due limiti di rendimento energetico imposti fanno ricadere tali tipi di immobili rispettivamente nella classe B e A fissate dal DM 26 giugno 2009. Gli importi del contributo di 83 e 116 euro corrispondono a circa il 50% dei maggiori costi di costruzione da sostenere per realizzare edifici con le prestazioni energetiche richieste dal decreto.

Certificazione
Per le modalità di attestazione del raggiungimento della prestazione energetica, si fa riferimento alla certificazione basata sulle procedure del decreto Lgs. 192 / 05 sull’ efficienza energetica in edilizia, quindi quelle del DPR 59 / 2009 e del decreto attuativo del 26 giugno 2009 ”Linee Guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”.
Il decreto per l’ assegnazione degli incentivi, nel richiamare la certificazione energetica, richiede che quest’ ultima sia rilasciata da un ”soggetto accreditato”. È bene ricordare che ad oggi si è ancora in attesa del DPR attuativo del decreto Lgs. 192 / 05 riguardante l’ accreditamento dei certificatori e che quindi, per lo stesso, occorre riferirsi all’ Allegato III del decreto Lgs. 115 / 2008, dove sono indicate le caratteristiche professionali richieste ai soggetti che devono rilasciare la certificazione energetica.
Con il termine soggetto accreditato, il Ministero forse intendeva fissare un ulteriore requisito, ovvero che i soggetti oltre a possedere le caratteristiche professionali fissate dalla legge operino per enti di certificazione e / o di ispezione accreditati dall’ Ente unico di accreditamento nazionale (ACCREDIA).

Ulteriori requisiti per l’ accesso all’ incentivo
Poiché il decreto ha la finalità di incentivare l’ acquisto in tempi brevi di immobili ad alta prestazione energetica, già costruiti o in via di ultimazione, fissa due importanti requisiti:
– che il contributo sia concesso solo a nuovi acquirenti ovvero quelli che stipulano i preliminari di vendita non prima della data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del regolamento del Ministero;
– che l’ acquisto venga perfezionato entro il 31 dicembre 2010.

Procedure per l’ ottenimento dell’ incentivo
È previsto che entro i 20 giorni precedenti la stipula del contratto definitivo di compravendita, il venditore prenoti il contributo presso il soggetto che ne gestirà l’ erogazione per conto dello Stato. Tale prenotazione sarà confermata in sede di stipula del contratto di compravendita al quale sarà allegato, unicamente al fine dell’ ottenimento del contributo, il certificato energetico in possesso del venditore. L’ atto deve contenere l’ indicazione del prezzo concordato di vendita dell’ immobile, decurtato delle spese di gestione della procedura relativa all’ ottenimento del contributo statale. Entro i 45 giorni successivi alla stipula, l’ acquirente dovrà inviare copia autentica dell’ atto notarile, completo degli estremi della registrazione, al soggetto che eroga il contributo. Potenziale mercato interessato I dati indicano un numero di circa 200.000 nuovi alloggi immessi sul mercato nel 2010, numero da considerare in sensibile diminuzione rispetto agli anni scorsi, a seguito della crisi che ha colpito l’ intero settore.
Circa l’ informazione sulla puntuale distribuzione degli immobili nelle varie classi energetiche previste dal decreto, non è ancora disponibile un dato attendibile, in quanto il decreto riguardante la certificazione energetica negli edifici risale al giugno scorso, quindi la documentazione di progetto degli edifici in fase di realizzazione non contiene ancora tale dato.
Peraltro, da stime sul territorio, si ritiene che saranno realizzati e messi sul mercato nel 2010 un numero compreso tra 20.000 e 30.000 nuovi alloggi rientranti nei livelli di prestazione energetica richiesti per godere degli incentivi. Pertanto il fondo stanziato per il contributo in questione dovrebbe essere sufficiente a soddisfare la richiesta di circa 10.000 / 11.000 bonus per nuove case, quindi meno della metà dei potenziali immobili incentivabili nel 2010.

Ulteriori considerazioni
Il provvedimento ha l’ obiettivo di stimolare la domanda a prendere le decisioni di investimento in un momento di forte incertezza e sostenere, quindi, le imprese del settore delle costruzioni a proseguire nei propri programmi di investimento in una fase di forte recessione.

Il provvedimento, inoltre, ha un forte contenuto di politica industriale in quanto indirizza la domanda verso prodotti di qualità e persegue gli obiettivi di risparmio energetico che il Governo si è impegnato a raggiungere.

È bene ricordare che migliorare l’ efficienza energetica è uno dei metodi più semplici per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e rafforzare la sostenibilità e la sicurezza degli approvvigionamenti, contribuendo nel contempo a promuovere lo sviluppo economico e l’ occupazione e a limitare i costi energetici per le famiglie e le imprese.

Risparmiare energia, dunque, è la strada più efficiente e più veloce per arginare i cambiamenti climatici ed i suoi effetti conseguenti.
Al settore dell’ edilizia, per il raggiungimento di questo obiettivo, è stato attribuito un ruolo rilevante. In questa sfida interessi ambientali e interessi economici trovano, più che in altre occasioni, una coincidenza di intenti che può, come già altri Paesi stanno facendo:
– promuovere innovazione,
– creare occupazione,
– dare vita a nuovi modi di produrre e consumare,
– salvaguardare l’ ambiente,
– rilanciare l’ economia e la crescita sostenibile

[ Fonte: Ance – tratto da Mondocasablog.com ]