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Visura camerale: cos’è e a cosa serve

Visura camerale: cos’è e a cosa serve

Nelle visure camerali sono contenuti tutti i dati di una impresa dalla data di costituzione ed iscrizione.

Se si vuole conoscere la storia dell’impresa, ovvero tutte le modifiche avvenute dalla data di costituzione sino alla data dell’ultimo protocollo, si dovrà richiedere una visura camerale storica.

Nel 2019 sono stati fatti degli interventi di aggiornamento con lo scopo di rendere la nuova visura camerale  sempre più la “carta d’identità” delle imprese. L’obiettivo generale è, infatti, quello di semplificare la sua lettura e comprensione. Queste modifiche hanno riguardato, ad esempio, la copertina della visura, le sezioni sede e statuto, le sezioni soci e titolari di diritti su quote e azioni.

Oltre a questo, dal 10 gennaio 2019, sono state introdotte anche altre novità nelle visure delle imprese con un numero di dipendenti superiore a 5. Questi documenti sono stati, infatti, arricchiti con alcune tabelle statistiche riguardanti gli addetti di fonte INPS, in relazione alla distribuzione percentuale degli addetti per contratto (es. tempo determinato, tempo indeterminato, ecc…), orario di lavoro (es. tempo parziale, tempo pieno, ecc…), qualifica (es. Quadri, dirigenti, impiegati ecc…). L’ultimo aggiornamento riguarda l’introduzione della nota a scomparsa nella visura camerale.

Immobili: l’identikit dell’acquirente tipo a Milano

Immobili: l’identikit dell’acquirente tipo a Milano

Il compratore di case a Milano è esigente, non si accontenta: vuole appartamenti personalizzati e di nuova costruzione. È quindi dai progetti immobiliari appena lanciati che arriva la spinta all’intero mercato delle vendite, valuta uno studio di Abitare Co. Tra rigenerazioni urbane e volumetrie aggiuntive, la percentuale di nuovi alloggi è altissima — più che in tutte le altre città d’Italia (25 % del totale sul mercato). In questo segmento i prezzi crescono ad un tasso doppio rispetto al resto del settore (+2,2 %), con una estrema velocità a chiudere gli affari (3,7 mesi in media). Di più: le compravendite nell’ultimo anno sono balzate del 14,5 % (rispetto al +1,1 % del mercato nel suo complesso). «Milano è il primo mercato immobiliare d’Italia e anche per il 2019 l’andamento sarà positivo: la prudenza è d’obbligo, visti i rischi di una recessione di cui si ignora l’entità, ma questa città fa un po’ storia a sé», valuta Alessandro Ghisolfi, responsabile del Centro studi di Abitare Co.

«Oggi Milano si trova nelle stesse condizioni in cui si trovava Londra dieci anni fa: la città offre enormi prospettive e rappresenta una grande opportunità di investimento anche per chi non ci verrà subito a vivere», confermano da Sigest.

Milano anticipa le inversioni del ciclo economico e caratterizza sempre di più i suoi quartieri: questa è una delle ragioni dell’ascesa. Quartieri in spolvero, al netto di quelli intorno alle nuove fermate della M4 (in particolare viale Indipendenza e piazza Vetra) sono quelli «della creatività» (alcune vie a Lambrate) e della movida (con Brera in ripresa). Ma più di tutte scala posizioni la «città universitaria», segno che gli studenti fanno da traino anche per le vendite e non solo per gli affitti. Basta guardare la vivacità delle aree intorno alla Bovisa e al nuovo campus Bocconi.

Cittadella Universitaria

In un anno i prezzi sono cresciuti in media del 1,7%, in media 5 mila euro al metro quadrato, attesa ancora rivalutazione. In luce la zona della Bovisa (+4,8% nel 2018), della Cattolica (+1,2%), del nuovo campus Bocconi (+1,1% ma +8% in cinque anni). Da tenere d’occhio tutte le nuove costruzioni di studentati, perché la “ripopolazione” con i ragazzi potrebbe creare un indotto favorevole sui locali della zona e avere un impatto positivo – secondo gli esperti – anche sui prezzi delle case.

Tornando alle nuove costruzioni, aggiunge Ghisolfi, «rispetto alla domanda potenziale, l’offerta rimane ancora molto sottostimata e ciò favorisce tempi di vendita rapidi, impensabili solo poco tempo fa». Un esempio su tutti: in via Tacito, vicino a viale Umbria, 210 appartamenti che costituiscono il progetto Milano City Village della società quotata AbitareIn (e verranno pronti solo nel 2021), sono stati venduti tutti in pochi mesi, in larghissimo anticipo rispetto alle previsioni, per un valore sui 78 milioni di euro. Secondo il Centro studi Sigest, «se continua così, tra cinque anni Milano potrebbe persino non essere in grado di soddisfare le richieste».

Immobili di proprietà: quali non dichiarare?

Immobili di proprietà: quali non dichiarare?

Buongiorno, in quali casi posso non dichiarare un immobile di proprietà?

E’ possibile non inserire nella dichiarazione dei redditi immobili di proprietà che non producono reddito.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate fa un elenco preciso dei fabbricati che non producono reddito e che quindi non vanno dichiarati. Sono quindi esonerati: le costruzioni rurali utilizzate come abitazione che appartengono al possessore o all’affittuario dei terreni ed effettivamente adibite ad usi agricoli, le costruzioni che servono per svolgere le attività agricole comprese quelle destinate alla protezione delle piante, conservazione dei prodotti agricoli, custodia delle macchine, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione; i fabbricati rurali destinati all’agriturismo e le unità immobiliari, per cui sono state rilasciate licenze, concessioni o autorizzazioni per restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia, per il solo periodo di validità del provvedimento, durante il quale l’unità immobiliare non deve essere comunque utilizzata.

Non devono essere dichiarati nemmeno gli immobili completamente adibiti a sedi aperte al pubblico di musei, biblioteche, archivi, cineteche ed emeroteche se il possessore non ricava alcun reddito dall’utilizzo dell’immobile.

E ovviamente anche le unità immobiliari destinate esclusivamente all’esercizio del culto, nonché i monasteri di clausura, se non sono locati, e le loro pertinenze.

 

Credito Condominio: ristrutturare con agevolazioni

Credito Condominio: ristrutturare con agevolazioni

Buongiorno, vivo in un palazzo degli anni ’60 e si parla spesso di fare importanti lavori di ristrutturazione ma molti condomini sono contrari per via del costo. Ci sono agevolazioni?

Esiste il Credito Condominio, un finanziamento che consente ai condomini di eseguire interventi di risparmio energetico e di ristrutturazione di parti comuni, usufruendo di soluzioni finanziarie appositamente predisposte per il mondo dei condomini, che spesso necessitano di interventi obbligatori per legge e/o di assoluta urgenza per ripristinare guasti agli impianti, infiltrazioni d’acqua e rifacimenti di facciate, terrazzi o tetti.

Il prodotto Credito Condominio, erogato direttamente all’Ente di Gestione Condominio, consente agli Amministratori di effettuare opere di qualità con pagamenti agevolati per i Condòmini stessi.
Il Credito Condominio può avere una durata fino a 120 mesi e fino a due milioni di euro a tassi assolutamente competitivi concesso dalla Banca all’Ente di Gestione Condominio, il quale, con regolare delibera approvata in Assemblea Straordinaria dei Condòmini, autorizza l’Amministratore a richiedere e sottoscrivere il prestito per finanziare interventi di ristrutturazione, riqualificazione ed efficientamento energetico, spese di innovazioni, opere di manutenzione, riparazioni straordinarie di notevole entità, sia dell’edificio che degli impianti, e/o ricostruzione dell’immobile condominiale.

AAA Cercasi case in affitto per qualche giorno

AAA Cercasi case in affitto per qualche giorno

Il modo di viaggiare è cambiato. I millenials, ovvero i nati tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000, al contrario dei loro genitori, preferiscono soggiornare in appartamenti in affitto piuttosto che in alberghi e hotel.

Come mai tanto successo? Semplice, perché oggi le persone quando viaggiano prestano molta attenzione al portafogli (normalmente alloggiare in un appartamento è più economico di un albergo).

Soggiornare in appartamento offre innumerevoli vantaggi rispetto all’hotel, soprattutto a chi viaggia in famiglia: più spazio per tutti, maggiore privacy per i genitori, cucina a disposizione in ogni momento, maggiore flessibilità e accesso a servizi che non si trovano in un albergo (ad esempio la lavatrice o il ferro da stiro). Inoltre,  piattaforme come Air Bnb propongono tantissime case che riescono ad ospitare agevolmente anche gruppi molto grandi.

Ma non solo, è anche il modo più diretto e senza intermediari per collegare tra loro produttori e consumatori e in ultimo, ti permette di vivere come se fossi un vero e proprio local.

Infatti, alloggiare per qualche giorno in un appartamento nella elegantissima Saint Germain des Pres a Parigi ti farà sentire come se fossi un vero parigino. Sensazione che nessun albergo a 5 stelle con vista sulla Tour Eiffel potrà darti.

Consigli per chi cerca 

Sui siti tutto è presentato bene, ma ci possiamo fidare? Ovviamente si, ma è bene prestare molta attenzione alle truffe.

Ecco qualche consiglio utile per evitare spiacevoli inconvenienti:

  • chiedi al locatore informazioni dettagliate sulla casa e verifica che i servizi elencati siano fruibili;
  • richiedi sempre un contratto per tutelarti al meglio.
  • [Se cerchi su un portale] leggi bene l’annuncio e non sottovalutare nessun aspetto al momento della prenotazione;
  • effettua i pagamenti attraverso bonifico bancario per maggiore sicurezza;
  • valuta se sottoscrivere un’assicurazione di viaggio.

E tu hai mai alloggiato in un appartamento per pochi giorni? Raccontaci la tua esperienza.

Immobili: 6 italiani su 10 si affidano agli agenti immobiliari

Immobili: 6 italiani su 10 si affidano agli agenti immobiliari

Il 63% degli italiani che negli ultimi 4-5 anni hanno avuto esigenze di acquisto e/o di vendita di un immobile si è affidato ad un agente immobiliare. Il 51% ha utilizzato anche Internet, che mantiene prevalentemente una funzione informativa: il 28%, infatti, lo ha usato solo nelle fasi iniziali della ricerca o per farsi un’idea generale sul mercato. In molti casi, la Rete rappresenta lo strumento fondamentale per il primo contatto con l’agenzia (10%).

È quanto emerge dallo studio ‘Il ruolo dell’agente immobiliare. Survey Nomisma 2018’, commissionato da Fimaa -Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia.

Le attività di compravendita senza mediazione rappresentano una quota residuale, per lo più riconducibile a situazioni di conoscenza diretta del soggetto da cui comprare o a cui vendere (il 29% indica tale fattore decisivo), piuttosto che alla impossibilità di sostenere i costi di mediazione (25%).

La gestione autonoma di una compravendita presenta elementi di criticità: la gestione di pratiche burocratiche (40%) e l’incompletezza delle informazioni per una corretta valutazione dell’immobile (25%), fattori per cui – nella valutazione ex-post – si segnalano la necessità e l’importanza di un supporto da parte di un agente immobiliare.

Che la gestione di una compravendita in autonomia sia complessa e a volte rischiosa emerge anche dall’esperienza di chi ha effettuato una compravendita senza intermediari: l’87% dichiara che in caso di future esigenze farà con buona probabilità affidamento ad un agente immobiliare, segnale che per molti fruitori la gestione autonoma si è rivelata onerosa.

A riprova dell’importanza del ruolo, dall’indagine emerge la soddisfazione dei clienti-consumatori rispetto all’attività svolta dall’agente immobiliare: il 40% di chi ha avuto esperienze di compravendita tramite agenzia esprime un giudizio molto positivo (superiore a 8 – su una scala da 1 a 10), a cui si aggiunge una ulteriore quota di valutazioni più che soddisfacenti (43% con giudizio pari a 6 e 7). Positive anche le segnalazioni in merito all’adeguatezza delle commissioni richieste dall’agente: il 69% le ritiene commisurate alla qualità del servizio svolto (% di chi esprime un giudizio superiore o uguale a 6 su una scala da 1 a 10), con una quota di soggetti critici su questo aspetto limitata al 12% dei fruitori.

L’utilità della funzione dell’agente immobiliare è evidente per l’84% di chi ne ha fatto ricorso, con particolare riferimento alla possibilità di gestire in sicurezza la compravendita (48% delle citazioni considerando l’insieme degli aspetti segnalati), per la maggior semplicità di valutare alternative disponibili sul mercato (35%) e di gestire al meglio la fase di negoziazione (32%), nonché di comprimere i tempi di finalizzazione della compravendita (29%).

Tra gli ambiti da rafforzare, indicati da chi ha ritenuto poco utile il ruolo dell’agente, si segnala la richiesta di una maggiore trasparenza e di maggiori competenze.

Se questi sono gli ambiti da rafforzare per consolidare il ruolo dell’agente immobiliare sul mercato, la soddisfazione relativa alle esperienze vissute si riflette nella probabilità di consigliare ad amici e parenti l’agente immobiliare: il 46% è infatti promotore attivo dell’operatore immobiliare che ha seguito l’ultima attività di compravendita (giudizio 8+9+10). Considerando inoltre le intenzioni nel caso di compravendita futura, il 75% degli utilizzatori di servizi di mediazione dichiara che sono elevate le probabilità che si rivolga nuovamente ad una agenzia di mediazione, mentre il 73% cercherà proprio lo stesso agente immobiliare che ha gestito la precedente compravendita.

Quali sono le caratteristiche che gli italiani si aspettano da un agente immobiliare? Cosa pensa l’opinione pubblica della professione? Nella TOP 5 degli attributi si piazzano: innanzitutto la trasparenza (indicato come elemento più importante dal 12% degli italiani), poi la capacità di valutazione dell’immobile (11%) professionalità e disponibilità ad effettuare visite agli immobili (11%), specifiche conoscenze del mercato immobiliare locale (10%) e conoscenza approfondita dell’immobile proposto (9%).

Per completare la valutazione sul ruolo della professione sono stati valutati gli stessi requisiti rilevanti per comprendere – in logica dicotomica – se il fattore rappresenta oggi un punto di forza (e quindi un ambito già presidiato) o un ambito di miglioramento.

La conoscenza del mercato immobiliare locale è per lo più un punto di forza (nel 70% delle dichiarazioni, contro un 30% che lo ritiene un ambito da migliorare); analoga valutazione sulla professionalità e disponibilità ad effettuare visite agli immobili (69% vs 31%). Seguono “simpatia, cordialità e empatia” (62% vs 38%), nonché competenze per una corretta valutazione dell’immobile (60% vs 40%).

Chiara inoltre la funzione riconosciuta all’agente immobiliare che garantisce in primis la semplificazione delle pratiche burocratiche (22% degli italiani), oltre alla possibilità di gestire in sicurezza la compravendita (19%) e alla riduzione dei tempi di vendita/acquisto (17%).

“L’indagine commissionata da Fimaa-Confcommercio a Nomisma per conoscere la percezione dei consumatori sul ‘Ruolo dell’agente immobiliare’ conferma sia l’attenzione della Federazione verso i fruitori del servizio sia come le aspettative dei consumatori siano in costante mutamento: la clientela chiede oggi agli operatori immobiliari servizi di elevata qualità con particolare attenzione ai principi di tutela e trasparenza. Gli operatori immobiliari capaci di cogliere ed adattarsi velocemente alle mutazioni del settore saranno protagonisti del futuro del mercato. Inoltre, come già rilevato da Fimaa, l’agente immobiliare sta diventando sempre più un consulente in grado di indirizzare l’investimento più idoneo alle necessità dei consumatori: sa riconoscere ed individuare le aree di sviluppo futuro del tessuto urbano, sa suggerire alle imprese costruttrici le tipologie più richieste dal mercato, sa consigliare dove è più conveniente indirizzare gli investimenti per la maggior resa, oltre a vantare portafogli clienti per l’acquisto, la locazione o la vendita di un immobile. Nell’oceano d’informazioni che il web rende disponibile, il mediatore rimane il riferimento più autorevole a cui affidarsi, visto che l’eccesso di informazioni, soprattutto quando non si ha cognizione di causa, genera solamente caos decisionale amplificando la possibilità degli errori legati al fai da te” commenta Santino Taverna Presidente Nazionale Fimaa – Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia.

“In un’epoca ormai improntata alla disintermediazione, nel settore immobiliare si conferma la centralità del ruolo dell’agente. Le competenze necessarie al perfezionamento di una transazione rappresentano, infatti, un ostacolo all’emancipazione di una figura troppo spesso criticata, ma che dalla prova dei fatti esce con riscontri lusinghieri. Pur non mancando ambiti di miglioramento, l’agente immobiliare rappresenta anche nel mercato moderno una figura cruciale nel favorire l’incontro tra domanda e offerta” commenta Luca Dondi dall’Orologio Amministratore Delegato di Nomisma.